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FINANZA E POLITICA/ Grecia-Ue, l'alternativa al Grexit

Pubblicazione:martedì 21 aprile 2015

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Seguendo pura razionalità politica ed economica, lo scenario da considerare maggiormente attendibile riguardo l'ennesimo capitolo della crisi greca dovrebbe prevedere il raggiungimento di un accordo tra Atene e i suoi creditori tale da superare le ipotesi di evoluzione più pessimista. Valutando però il contenuto delle promesse elettorali proposte dal partito di governo, la relativa inesperienza politica dei suoi componenti e la necessità di “salvare la faccia” nel caso di una conclusione ispirata alla sopra nominata razionalità, va accettata l'ipotesi che tale accordo non possa essere raggiunto se non all'ultimo momento (quindi più probabilmente in vicinanza dell'incontro dell'Eurogruppo dell'11 maggio che in aprile).

La popolarità dell'attuale partito al governo sembra già nettamente scesa da circa l'80% di approvazione in prossimità delle recenti elezioni, si può immaginare che esistano ulteriori spazi di peggioramento nel gradimento degli elettori, soprattutto quando si accorgeranno che anche per il premier Alexis Tsipras non esistono sostanziali alternative al programma già individuato prima delle elezioni e ampiamente criticato in campagna elettorale. A questo punto appare rilevante per Tsipras guadagnare la capacità di sopravvivere finanziariamente fino alla seconda metà di maggio, quando (valutata oggi la realtà) il suo calcolo di convenienza politica potrebbe indicargli la convenienza ad affrontare nuove elezioni pe migliorare il proprio peso in parlamento. Il resto d'Europa non può ritenersi indifferente alle diverse prospettive che si potranno presentare: un eventuale insuccesso di Tsipras in caso di elezioni anticipate andrebbe a favore della vecchia classe politica? O il consenso rischia di spostarsi più verso l'estremo di Alba Dorata?

La valutazione dei mercati appare concludere che un'uscita della Grecia dall'euro sia quasi indifferente, se non addirittura vantaggiosa, per gli stati che rimarranno, mentre sia disastrosa per la Grecia stessa. La lettura potenzialmente vantaggiosa di un'uscita della Grecia dalla zona Euro si baserebbe sul fatto che il disordine insorgente all'interno del Paese potrebbe essere sufficiente ad indurre i vari Podemos, Movimento 5 Stelle, ecc. a riconsiderare le loro proposte alla luce di un caso concreto sotto gli occhi di tutti. Quanto può essere considerata verosimile questa aspettativa? Ragionando su un'ipotesi di uscita della Grecia dalla zona Euro, emerge la necessità di considerare i meccanismi di attuazione dell'evento. Cosa prevedono le norme comunitarie e come'è immaginabile che la cosa si possa svolgere?

Passando dalla teoria (pura conoscenza delle norme comunitarie) alla realtà immaginabile, quanti e quali sono i rischi di mancato rispetto delle norme regolanti il funzionamento della zona euro e delle norme fondamentali in vigore all' interno dei singoli stati membri? Ci siamo già dimenticati la Corte Costituzionale tedesca? Che effetti dovremmo immaginare sulla credibilità della divisa esposta a "innovazioni" così radicali da poter mettere in dubbio anche le sue norme istitutive? Sotto il profilo economico si deve imporre un altro ragionamento: quale vantaggio produrrebe all'economia greca l'adozione di una nuova, presumibilmente debole, dracma? L'uso di una moneta svalutata, maggiormente "competitiva" creerebbe una maggiore facilità nelle esportazioni, beneficio sufficiente a più che bilanciare l'inevitabile maggiore costo delle importazioni?


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