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SPY FINANZA/ Quei grafici che fanno paura ai mercati

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Nel corso di una conferenza stampa a Washington e del meeting quindicinale della Banca per i regolamenti internazionali a Basilea, infatti, Mario Draghi e Jens Weidmann, rispettivamente numero uno di Bce e Bundesbank, di fatto il diavolo e l'acqua santa delle ricette monetarie e fiscali, hanno proferito le stesse identiche parole rispetto agli effetti collaterali del Qe in atto: «Tassi di interesse bassi per un periodo prolungato di tempi aumentano i rischi per la stabilità finanziaria». Incredibile, per una volta hanno detto la stessa cosa! Forse perché di fronte a un grafico (il primo a fondo pagina) elaborato nel weekend da Bank of America non si può più negare la realtà: il 53% di tutti i bond sovrani a livello globale ora tratta rendimenti all'1% o più bassi. Ma non solo, l'ultimo grafico mette in prospettiva ulteriore la dinamica in atto: gli assets nei bilanci della varie Banche centrali sono superiori a 22 triliardi di dollari, l'equivalente dei Pil congiunti di Usa e Giappone! 

Direte voi, qual è la ratio? Semplice, non vi pare che - al netto del fatto che i rischi per la stabilità finanziaria oggi sono più alti che mai, peggio del 2008 visto il carico di debito ulteriore accumulato post-crisi - non sarebbe il caso di farsi una semplice domanda? Ovvero: non è che l'aumento esponenziale di quei rischi sia da imputare proprio al fatto che le Banche centrali del mondo detengono circa un terzo de bond governativi globali e assets che equivalgono al Pil della prima e della terza economia del mondo? Cosa servirà e quale prezzo reclamerà - negli anni, non nei mesi - la rinormalizzazione da questa situazione senza precedenti? Forse, quando Mario Draghi diceva con non poca preoccupazione che «se la crisi precipita, ci troveremo in acque inesplorate» non si riferiva all'accidente di percorso rappresentato da Atene, ma al capolavoro di mal-investment che lui e gli altri banchieri centrali sono riusciti a creare.

P.S.: E tanto per parlare di Grecia, sembra che lo showdown sia davvero iniziato, visto che ieri pomeriggio è stata diffusa la notizia, poi pubblicata sulla Gazzetta ufficiale ellenica, dell'imposizione di quelli che di fatto sono controlli sul capitale, visto che in base a un decreto « governi locali sono obbligati a trasferire i depositi di riserve presso la Banca centrale, a causa di necessità non previste ed estremamente urgenti». Insomma, tutto il cash dei greci da ieri è centralizzato e controllato dallo Stato: volevano una risposta di estrema sinistra alla troika? Da ieri ce l'hanno. Venerdì all'Eurogruppo il possibile addio formale, visto che stando a indiscrezioni sempre più politici ellenici sarebbero più propensi all'adozione di una valuta o forma di pagamento parallelo piuttosto che rimanere forzatamente all'interno dell'euro.


 

 



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