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SPY FINANZA/ Quei grafici che fanno paura ai mercati

MAURO BOTTARELLI ci mostra perché siamo arrivati alla fase terminale del processo di distruzione monetaria avviato dalle politiche perseguite dalle Banche centrali

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Bene, oggi parlerò (anzi, scriverò) poco e lascerò che siano le immagini e i dati a raccontarvi la fase terminale del processo di distruzione monetaria che abbiamo da poco imboccato. Da giorni vi parlo della bolla equities creatasi sul mercato azionario cinese e dei rischi che questa comporta per la stabilità di un sistema che deve già fare fronte a un rallentamento dei dati macro e a una contrazione del credito imposta dalle autorità per cercare di drenare un po' del diluvio di liquidità offerto negli anni dal sistema bancario ombra. Ora guardate il primo grafico a fondo pagina, ci mostra come comparando la variazione dei prezzi delle case negli Usa e Cina, quest'ultima sia già oggi in fase di recessione a fronte di un picco senza precedenti per gli indici di Shanghai e Hong Kong. 

Per preservare i quali, infatti, all'alba di lunedì la Banca centrale di Pechino ha deciso di operare il secondo taglio della ratio di riserva per le banche dopo quello del 4 febbraio e il più drastico dal 2008 a oggi. Risultato? Shanghai ha chiuso a -1,61% e Hong Kong a -2,02%: Frankenstein pare sfuggito al controllo del suo creatore, quindi prepariamoci a un'azione più aggressiva, leggi un Qe quasi in piena regola da parte della Banca del popolo cinese. E in onore al motto «non sai mai dove sono nascosti gli scheletri nell'armadio e di chi sarà il prossimo», ecco che proprio ieri la principale azienda di costruzioni cinese Kaisa, delle cui difficoltà finanziarie vi avevo parlato a inizio gennaio, ha dichiarato ufficialmente default sul suo debito in dollari, ammettendo di essere incapace di onorarlo, confermando di non aver pagato gli interessi dovuti alla scadenza del 19 marzo scorso e comunicando l'intenzione di cercare una soluzione per una ristrutturazione consensuale. E tanto per farvi capire a che livello di casinò è ridotto il mercato cinese, ecco che il bond con scadenza 2018 di Kaisa a gennaio - quando comparvero i timori di default - prezzava in crollo 25 centesimi sul dollaro, mentre venerdì scorso era sopra quota 70 centesimi: auguroni ai detentori. 

E ancora, guardate il secondo grafico, il quale ci mostra come mai nella storia il mercato azionario Usa sia stato così disconnesso dai fondamentali macro: c'è solo un precedente di magnitudo simile, ancorché inferiore, per quanto riguarda l'ampiezza della divergenza e si tratta del biennio 2006-2007. Come sia andata a finire di lì a poco lo sapete tutti. Ora guardate il terzo grafico, dal quale emerge chiaramente l'enorme non correlazione tra curva a breve e a lungo rendimento dei Treasuries Usa, nella fattispecie il titolo biennale con il benchmark a 10 anni. Insomma, la deflazione globale, lo squeeze già in atto sulla liquidità e la saturazione di debito hanno portato a questo, ovvero al fatto che la curva di rendimento più a breve paghi strutturalmente (e in anticipo) il prezzo della nuova crisi. 

C'è poi il quarto grafico, dal quale desumiamo il livello di mal-investment del boom nel settore delle costruzioni private innescato dai cicli di Qe della Fed: se infatti per molti questo dato significa ritorno alla "normalità", occorre invece guardare al rovescio della medaglia, ovvero alla magnitudo di prestiti che lo hanno reso possibile e generato grazie al costo zero del denaro, una situazione che non potrà portare ad altro che a una sovra-offerta e a una saturazione del mercato. 

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