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DALLA GRECIA/ La sfida ai "poteri forti" che può costare il posto a Tsipras

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

"Arriva la speranza" è stato lo slogan della campagna elettorale di Syriza. Bene, se la speranza è l'ultima a morire - secondo un antico adagio - il governo si dichiara ottimista, speranzoso, che entro l'11 maggio si arriverà a un accordo. Il giorno successivo dovrà versare al Fmi 747 milioni di euro. Prima dovrà avere a disposizione, entro fine di questo mese, circa 1,9 miliardi per pagare stipendi (la seconda quindicina, 600 milioni) ai dipendenti pubblici e pensioni (1,3 miliardi) che dovrebbero essere coperti dall'ultima raccolta forzosa. E poi?

Beh, il 1 maggio, è la festa dei lavoratori, sarà quest'anno una data storica per il primo governo di sinistra radicale che sia arrivato al potere, grazie più a politiche sbagliate che per scelta condivisa dalla società. Si dovranno prendere decisioni importanti per il futuro del Paese, decisioni che riguardano proprio i lavoratori meno protetti, cioè quelli del settore privato. Senza accordo, niente investimenti, senza investimenti nessun posto di lavoro, senza lavoro la Grecia piomberà nel baratro. In una lettera al Financial Times, il presidente dell'Istituto Bruno Leoni, Franco Debenedetti, scrive: «Se avviene per ragioni di democrazia, non c'è motivo che l'uscita dall'euro della Grecia segni la fine dell'euro e dell'Europa. Si potrebbe persino sostenere il contrario, e cioè che il non accettare la scelta democratica di un Paese sia la fine di quello che l'Europa dichiara di essere». 

D'altra parte, la Grecia è sempre più isolata in campo internazionale. Gli Usa hanno manifestato il loro forte disappunto per la possibile scarcerazione, per motivi di salute, di un terrorista dell'organizzazione "17 novembre" che, negli anni passati, ha ucciso parecchi funzionari e un ambasciatore americani in territorio ellenico, l'Europa sta premendo per una soluzione delle trattative che vanno, nonostante i "progressi" annunciati dal governo, a rilento. "Ho perso la pazienza con la Grecia", ha dichiarato il presidente della Commissione Europea Jean-Cluade Juncker. Resterebbe Mosca e il gasdotto. Il cenacolo della sinistra-sinistra, la pagina internet "Iskra", scriveva, due giorni fa,  del "gasdotto della liquidità", a proposito della notizia, poi smentita dal Cremlino, dell'arrivo di 5 miliardi quale "caparra" per la futura operabilità dell'operazione "Greek Stream". Oggi, il leader della corrente politica e ministro dell'Energia, Panagiotis Lafazanis, è giunto a più tiepide valutazioni, perché la realizzazione di quest'opera è ancora sulla carta. Ma ha rilanciato, invitando i cinesi a collaborare nelle ricerca di petrolio e metano nell'Egeo, ma forse si è dimenticato dell'analoga proposta fatta dal ministro della Difesa, il neo-nazionalista, Panos Kammenos, agli americani. 

Certo, un po' di confusione regna nella compagine parlamentare della maggioranza. A volte con buffi risultati. Ad esempio, la deputata di Syriza, Rachel Makri già deputata della lista dei neo-nazionalisti dei Greci Indipendenti nella scorsa legislatura, ha inviato una lettera di auguri ai partecipanti di un convegno di pellicciai della sua circoscrizione elettorale suscitando le vibrate proteste del segretario dell'organizzazione ecologista di Syriza e del responsabile locale del partito il quale ha affermato che "Rachel non è di Syriza". C'è da chiedersi, quando il governo dovrà occuparsi anche della quotidianità, quando questa, si spera, arriverà a trattative concluse.