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Economia e Finanza

DALLA GRECIA/ La sfida ai "poteri forti" che può costare il posto a Tsipras

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

Per il momento tutte le energie sono rivolte altrove. Nelle ultime 24 ore, da Parigi dove si sono trasferiti i tecnocrati, giungono dichiarazioni contrastanti: i greci parlano di progressi, gli altri sono cauti. È vero, passi avanti se ne sono fatti, soprattutto in tema di privatizzazioni (da chiarire dove finiranno gli introiti: il governo vorrebbe che venissero usati per sostenere il sistema pensionistico, i creditori per ridurre il debito) e finanze, senza che sia ancora stabilita la percentuale di crescita del Pil. 

Oggi, nel corso dei lavori dell'Eurogruppo si avranno idee più chiare. Ma c'è da scommettere che avremo da interpretare tre versioni: quella del governo, quella degli europei e quella dei "telegiornali delle 20". Quest'ultimi hanno dichiarato "guerra" al governo. E non solo per ragioni politiche, quanto per ragioni economiche perché Tsipras li sta obbligando a pagare le royaltes (2% sul fatturato) sulla frequenze usate, a partire dagli arretrati del 2011. Aprire un contenzioso con la stampa in Grecia è rischioso: più che un parlamento parallelo, è una lobby di potere economico-finanziario  difficile da frantumare. Malgrado la sua "annuncite", Tsipras non ha una massa politica sufficiente per scontrarsi con i "poteri forti".

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