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DALLA GRECIA/ La sfida ai "poteri forti" che può costare il posto a Tsipras

I sondaggi sembrano allontanare l'ipotesi di elezioni anticipate in Grecia. E i conti delle casse dello Stato non sono incoraggianti. Il punto da Atene di SERGIO COGGIOLA

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Il governo Tsipras perde colpi? È possibile, stando a due freschi sondaggi. Il primo rileva che la percentuale dei voti che raccoglierebbe oggi Syriza è sceso di 2 punti percentuali (dal 36,6% delle elezioni di gennaio al 34,6% di oggi). A dieci punti percentuali è scesa la differenza con Nea Democratia (nel precedente sondaggio di venti giorni addietro la differenza era di 11,4 punti). Inoltre, il 57,3% pensa che sia possibile arrivare alla bancarotta, mentre il 49,7% crede possibile anche un "Grexit". Anche l'altro sondaggio eseguito dall'Università "Macedonia" di Salonicco rileva una perdita di consensi. Per la precisione, il 45,5% pensa che sia corretta la linea del governo nelle trattative con Bruxelles (a febbraio la percentuale era 72%). All'opposto il 39,5% la giudica sbagliata (a febbraio la percentuale era del 28%). Sulla prospettiva di un'uscita dalla moneta unica, il 56% si dichiara preoccupato (a febbraio la percentuale era del 35,5%). 

Per quanto possano valere questi numeri, l'ipotesi di elezioni anticipate a fine giugno è alquanto azzardata. Il governo ha abituato l'opinione pubblica ad alzare molta polvere: una forma autoctona di "annuncite", per cui è probabile che anche questa soluzione sia da considerarsi parte della tattica nelle trattative. Le conseguenze che questi annunci hanno sulla società sono irrilevanti per il governo.

Per tornare alla cruda prassi, il governo è stato costretto a emanare un atto legislativo urgente (decisione "vergognosa" e sempre contestata quando Syriza era all'opposizione) per "confiscare " le riserve monetarie di comuni, regioni e società a controllo pubblico (comprese quelle quotate in Borsa) e depositarle in un conto riservato della Banca centrale greca, che pagherà un tasso di interesse del 2,5%. Indiscrezioni dicono che si potranno raccogliere circa 2 miliardi. Risparmiati i fondi pensioni. 

Le amministrazioni locali non hanno gradito, sostenendo che "il governo agisce come un dittatore", e hanno minacciato di rivolgersi al Consiglio di Stato (l'equivalente della nostra Corte dei Conti) per chiedere di annullare il provvedimento. Un rapido calcolo ci dice che entro fino maggio la Grecia dovrà sborsare, tra stipendi, pensioni e debiti, almeno 5,3 miliardi, e senza la bombola di ossigeno della Comunità europea il Paese potrebbe dichiarare la bancarotta. Questa decisione ha intensificato le speculazioni circa la possibilità che la Grecia stia finendo i soldi e che non riesca a rispettare i suoi obblighi nei confronti dei creditori internazionali. Sui mercati infatti si è intensificata la pressione sugli asset di Atene che hanno vissuto un'altra giornata difficile per i bond greci con lo spread tra il decennale e il Bund tedesco che vola 1.330 punti, toccando i massimi dal dicembre del 2012. Il rendimento del titolo di Atene è schizzato al 13,5%, la scadenza a tre anni mostra un rendimento al 28,55%, mentre i credit-default-swap danno una percentuale dell'81% di possibilità che la Grecia non possa onorare i suoi debiti nei prossimi cinque anni.