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SPY FINANZA/ Draghi prepara un altro 2008 per l'Europa

Pubblicazione:mercoledì 22 aprile 2015

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Il problema è che, come ci mostra i primo grafico a fondo pagina, attualmente i tassi per le transazioni repo sono anch'essi negativi o ai minimi record, sintomo che i traders stanno pagando loro stessi per prestare bonds invece che ricevere prestiti in contanti in cambio delle securities. Capite intuitivamente che il rischio è quello di sconnettere il principio di intermediazione dei mercati attraverso rendimenti obbligazionari negativi, provocando un mancato contatto tra mercati e contraenti di prestiti, prestatori o risparmiatori. Insomma, il Qe sta innescando una seconda ondata di disperazione alla ricerca di rendimento: chi riceve è felice, chi presta molto meno. 

Certo, l'idea di Draghi di principio è positiva, ovvero obbligare le banche a prendersi qualche rischio prestando il denaro che ricevono invece che tenerlo nell'Euribor, peccato che a oggi non solo non stia succedendo ma stia creando non pochi problemi al mercato repo e al concetto stesso di Gc, ovvero "general collateral", quegli assets ritenuti talmente sicuri da essere accettati automaticamente come collaterale eligibili nelle transazioni, vedi il Bund tedesco. A fare paura deve essere il fatto che durante l'ultima conferenza stampa seguita al board della Bce, Mario Draghi abbia pronunciato le seguenti parole: «I timori rispetto alla scarsità di bond sono un po' esagerate e premature, visto che questa variabile a oggi non è supportata da prove». 

Ora, capite da soli che sono concetti abbastanza ridicoli: come si fa a non vedere prove della scarsità di collaterale quando il Gc tedesco, il Bund, sta viaggiando a tassi minimi record, con un'inversione della curva a livelli estremi visto che la repo rate a un anno è vicina a -32 punti base? Attenzione, perché un'inversione nella curve del Gc quasi sempre segnala che una larga parte di securities con facilità tratterà in maniera "speciale" nel breve tempo. Insomma, la scarsità di collaterale non ha bisogno di prove: è già presente sul mercato ai tassi attuali! 

E c'è un altro piccolo effetto collaterale, che forse potrebbe spiegare il calo dell'indice Zew: se i rendimenti continueranno a crollare, sarà impossibile per la Bundesbank comprare tutta la sua quota parte programmata di bonds all'interno del Qe, come ci mostra il secondo grafico. Questa non è forse una prova della scarsità di collaterale? 

Per Godfried De Vidts, capo dello European Repo Committee dell'International Capital Market Association, «gli investitori potrebbero diventare riluttanti nell'investire nel debito dell'eurozona. Siamo spaventati dal fatto che il sistema non permette il prestito dei bond abbastanza a lungo, c'è il rischio di un congelamento del mercato repo». E tanto per dimostrarvi quanto Draghi abbia sotto controllo la situazione, due settimane fa la scarsità di Bund decennali era tale che alcuni operatori di mercato hanno pagato fino al 2,5% per prestare denaro in cambio di un'obbligazione tedesca! Per de Vidts, «stiamo guidando al buio e con i fari spenti. Ormai lo scenario che abbiamo di fronte - un vero incubo per il mercato repo - è quello di una rinazionalizzazione di un mercato che era stato sviluppato per diventare europeo». 

 

 


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