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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Draghi prepara un altro 2008 per l'Europa

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

E quale rischia di essere il passo successivo di questa follia? O si trasformerà in eligibile anche una securities con rendimento negativo per oltre il -0,20% del tasso di deposito Bce oppure il fatto che il contagio in negativo dei rendimenti innescato dall'Eurotower potrebbe presto portare a yield negativi anche nell'area corporate. 

Peccato che nessuno, almeno sano di mente, voglia prestare soldi a un'azienda che prezza un tasso di interesse negativo per finanziarsi sul mercato obbligazionario, quindi a lungo andare - ma nemmeno troppo in là - questa pressione negativa cambierà direzione e potrebbe veder esplodere gli yield corporate europei in netta divergenza da quelli benchmark sovrani come tedeschi e francesi. Non è escluso, quindi, che per tamponare questa situazione potenzialmente esplosiva per l'economia reale europea - alti tassi di finanziamento sull'obbligazionario più banche che non prestano denaro se non tra di loro spedendo l'Euribor sotto zero - la Bce decida di estendere il piano di Qe acquistando anche bond corporate, di fatto ponendo rimedio alla scarsità di collaterale di cui Draghi non vede le prove, ma rischiando di schiantare tutte le dinamiche dei mercati finanziari nel tentativo di abbassare gli spread del credito di alta qualità, ovvero aziende con rating alto. In che mondo finiremmo? In uno dove dopo i bond governativi e i covered bond, anche le obbligazioni corporate prezzeranno rendimenti negativi. Un vero capolavoro, non vi pare? 

E guardate che la prospettiva è tutt'altro che peregrina, visto che qualcuno comincia già a prezzare anche l'ipotesi di un Draghi in versione giapponese che si lancia sul mercato azionario, di fatto trasformando il bilancio della Bce in una barzelletta e innescando l'opposizione senza frontiere della Bundesbank. Guardate i due grafici di Bloomberg (i primi due a fondo pagina), ci mostrano come i mercati equity meno sovra-valutati sono quelli di Austria, Finlandia e Olanda, sia per la ratio utile per azione bilanciata ciclicamente, sia per il cosiddetta "modello Fed" di ratio, entrambi sotto la media delle 13 nazioni dell'eurozona che hanno fornito i dati. 

E per il mercato obbligazionario corporate? I più attraenti appaiono Finlandia, Irlanda, Lussemburgo e Portogallo, con i rischi di premio - la differenza tra lo yield composite a 10 anni con rating da A a B e il tasso swap a 10 anni - che sono i più alti tra i vari Paesi. Paradossalmente, c'è da pregare il Signore che faccia deragliare in maniera disordinata il caso greco, obbligando Draghi a rivedere i suoi piani operativi: altrimenti potremmo ritrovarci in un mondo inondato di liquidità a tal punto da dover pagare perché qualcuno ce la tenga. Peccato che quel qualcuno non sono cittadini e imprese, solo banche e società assicuratrici. Ma tranquilli, segretamente mezzo mondo è convinto che una panacea in grado di mantenere a galla i mercati arriverà a breve dal Giappone e le performance di ieri, al netto dei timori sulla Grecia, lo confermano indirettamente. 

Guardate l'ultimo grafico, non so se lo sapete ma la Bank of Japan è una delle poche banche centrali a mondo a tradare sui mercati azionari globali, con il ministero delle Finanza azionista al 55%. E cosa ci dice questo grafico? Che negli ultimi giorni la BoJ è salita del 30% con volumi di scambio altissimi e le quattro volte precedenti che si è registrata questa dinamica, a breve le autorità nipponiche hanno lanciato ulteriori misure di stimolo per l'economia. Insomma, si prezza più Abenomics ancora, metadone per tutti, banche sempre più zombie e fondamentali macro sempre più ai minimi storici. 

Non chiedetemi come andrà a finire, questa volta davvero la mia immaginazione non è sufficiente e non arriva a tanto. Ma temo male.

 

 

 

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