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SPY FINANZA/ Draghi prepara un altro 2008 per l'Europa

Al di là della questione greca, l'Europa si trova ad affrontare un altro problema finanziario che rischia di non vedere nemmeno. Ce ne parla MAURO BOTTARELLI

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Oggi parliamo un po' di Europa. Come vanno le cose? Ancora alle prese con il caos greco, dopo che la minaccia della Bce di tagliare i fondi di emergenza Ela alle banche ha spedito il rendimento del bond ellenico a 2 anni al 30%? Mi prenderete per pazzo, ma oggi non vi parlerò affatto di Atene e dei suoi guai (tanto più che l'ineffabile Jean-Claude Juncker ieri ha escluso il default, quindi quest'ultimo è da ritenersi ormai sicuro), bensì di un dato diffuso ieri, quello del calo a sorpresa, nel mese di aprile, dell'indice sulla fiducia delle imprese tedesche, la prima battuta d'arresto dall'ottobre 2014. Il dato elaborato dalla società di ricerche Zew, da cui prende il nome, ha registrato un calo a 53,3 punti, dai 54,8 di marzo, laddove in media gli economisti prevedevano un rafforzamento a 55,3 punti. Si tratta della prima flessione dall'ottobre del 2014, per questo indicatore che prende in esame le aspettative degli esperti di finanza nel settore imprenditoriale tedesco. Sempre ad aprile, l'indice riferito alle attuali condizioni economiche in Germania è salito a 70,2 punti dai 55,1 di marzo. 

Stando al presidente dello Zew, Clemens Fuest, hanno pesato fattori esterni, in particolare «la debolezza dell'economia globale che mina le prospettive dell'export tedesco». Perché altrimenti l'economia teutonica mostra un quadro positivo, «con un mercato del lavoro stabile e retribuzioni in crescita». Anche per Jennifer McKeown il calo inaspettato della componente prospettica dello Zew, per la prima volta dallo scorso ottobre, dimostra che «i timori relativi alla Grecia iniziano a scalfire la fiducia sulla ripresa dell'economia della Germania». Un peggioramento della situazione di Atene, che comprenda il default o addirittura la Grexit, «è una seria minaccia per il sentiment delle imprese e per l'attività della Germania». 

Vero. In parte. Ciò che non vi dicono, però, è altro. Ovvero, che Mario Draghi sta preparando il terreno a un altro 2008, con mezzo Europa che lo applaude beota - i miei più stimati e noti colleghi, addirittura si spellano le mani - e l'altra che non capisce ma si adegua. Non so se lo sapete, ma da ieri le banche europee vengono pagate per conservare il denaro delle loro colleghe per tre mesi, poiché proprio grazie al diluvio di liquidità innescato dal Qe - e che non sta arrivando minimamente all'economia reale - per la prima volta dal 1998, ovvero da quando Bloomberg traccia il dato, il tasso Euribor a tre mesi è andato in negativo a -0,001%, come mostra il grafico a fondo pagina. Insomma, i tassi cosiddetti money-market nell'eurozona sono ormai ai minimi, con la Bce che in settembre ha spostato a -0,20% quello di deposito e con il Qe lanciato a marzo che già oggi ha spedito il tasso interbancario a 90 giorni in territorio negativo. 

La verità è che la liquidità in eccesso sta inondato il sistema settimana dopo settimana a causa del Qe e le stesse banche si trovano strapiene di depositi che postati alla Bce nell'overnight imporrebbero un costo e quindi vengono immessi nell'interbancario: peccato che il diluvio è tale da aver spedito i tassi in negativo anche lì. E qual è il problema? Ora provo a spiegarvelo in maniera semplice. Il Qe sta influenzando il prestito sia sul breve che sul lungo termine, due componenti fondamentali per il buon funzionamento dei mercati finanziari. Attraverso i suoi acquisiti monstre, la Bce sta bloccando e togliendo dal mercato securities che potrebbero essere utilizzate come collaterale nel cosiddetto mercato repo e questo pone i presupposti di rischio per una reazione a catena che prosciughi liquidità nel mercato cash-bond, visto che che i cosiddetti repurchase agreement sono utilizzati per il finanziamento a breve utilizzando le securities come collaterale per i prestiti.