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IL CASO/ Caio, lo "schiaffo" di Passera e Marchionne che pesa più delle contestazioni

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Francesco Caio (Infophoto)  Francesco Caio (Infophoto)

Altri tempi, più facili, si dirà: sì, ma mica poi tanto. Cambiare gli uffici e trasformarli (anche) in filiali bancarie e assicurative; digitalizzarli; cambiare il parco auto, il mansionario, tutto. Evidentemente si poteva fare. Ma è facile dirlo oggi: ai tempi, gli dettero del pazzo. Poi, mescolando determinazione e mediazione, durezza e conciliazione, Passera ce la fece. Eccome. 

Oggi si potrebbe dare alle Poste la spinta ulteriore che le occorre? Che le occorre subito per andare in Borsa entro l'anno e nel giro di cinque anni per compensare sul digitale il business in calo sull'analogico, per giunta senza litigare con i sindacati e con il governo, che non aumenta il prezzo del servizio universale? Forse sì, forse no. 

Caio ha tutte le competenze necessarie per verificarlo. Deve però dimostrare di avere anche il carattere giusto per far riuscire l'operazione senza far morire il malato. Auguri, ma sia un po' più diplomatico, almeno, per il futuro. Guardi Marchionne: perfino l'impulloverato, alla fin fine, qualche sindacalista amico l'ha dovuto e saputo utilizzare.

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COMMENTI
23/04/2015 - Inescusabile Luciano (Giuseppe Crippa)

A volte l’incoscienza e l’ingenuità vengono scambiate per coraggio da osservatori poco attenti che non trovano una parola per apprezzare il fatto che persone così ingenuamente provocate si limitino a risposte verbali. Ma se la poca attenzione può essere scusata non può invece esserlo l’accenno offensivo alla presunta amicizia ed alla strumentalizzazione subita di sindacalisti come quelli FIAT di CISL ed UIL in Italia o della UAW di Chrysler negli USA che non sono sempre e solo antagonisti ma hanno a cuore il successo dell’azienda in cui operano.