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SPY FINANZA/ Germania, la manovra che "fa gola" agli speculatori

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Resta il fatto che solo nell'ultimo trimestre del 2014, forti del dato falsato del +5% di Pil, le attese di tutti per i primi tre mesi di quest'anno fossero vicine al +3%: nessuno vede quelle percentuale più nemmeno con il binocolo. Anzi, no. Forse mi sbaglio ed è giusto, per correttezza professionale dar conto anche della voci contrarie alle mie convinzioni. Stando a un sondaggio condotto da Cnn e Orc tra il 16 e il 19 aprile, infatti, per il 52% degli americani interpellati lo stato dell'economia è "buono", di fatto una conferma del Bloomberg Politics di inizio mese riguardo le prospettive future del Paese e del Consumer Sentiment Index pubblicato lo scorso venerdì dall'università del Michigan. Insomma, erano anni che i cittadini statunitensi non erano così positivi rispetto all'economia nazionale: sapete esattamente da quanti? Otto, infatti l'ultima volta che si superò quota 50% di ottimisti era il settembre 2007, in piena bolla subprime, quando i mercati tiravano come cavalli impazziti. Un anno dopo, puff: déjà vu un'altra volta? 

Sicuramente la conferma indiretta che siamo nel pieno di una bolla azionaria. E di corsi e ricorsi storici sono pieni gli schermi delle sale trading in questi giorni, visto che come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, il pattern dell'indice della fiducia delle aziende tedesche Zew in calo per la prima volta da sei mesi correlato al Dax di Francoforte dovrebbe far suonare qualche campanello d'allarme. Ovvero, abbiamo appena superato - un'altra volta dopo il 2008 - il picco dell'esuberanza? Ma tranquilli, Mario Draghi sta lavorando per noi. Come? Ce lo mostra il secondo grafico, dal quale desumiamo che a oggi il 53% di tutti i bond governativi mondiali hanno rendimento dell'1% o più basso; che 5,3 triliardi di bond governativi a livello globale hanno rendimento negativo, il 60% dei quali sono europei; che gli assets nei bilanci della Banche centrali superano i 22 triliardi di dollari, pari al Pil di Giappone e Usa combinati. 

Bene, sapete chi ha fatto capolino ieri dopo mesi di silenzio? Bill Gross, il guru dei bond, a detta del quale «andare ribassisti sul Bund è lo short di una vita intera, ancora meglio che la sterlina nel 1992. È solo una questione di quando ed è un trade che non costa nulla nel breve termine, avendo rendimento zero ma con il potenziale di un +10-15% di profitto nell'arco di uno, massimo due anni». E calcolate che il Janus Global Fund di Gross, 1,5 miliardi di dollari in gestione, ha generato profitti del 2,05% da inizio anno, contro la media dello 0,16% del benchmark sul reddito fisso di Barclays, quindi non è proprio uno sprovveduto (sottolineo che questa è cronaca, NON un consiglio di investimento). 

E a confermare la sua tesi, ovvero il risveglio della speculazione aggressiva, ci ha pensato anche un altro pezzo da novanta degli hedge fund, Doug Kass, capo del Seabreeze Partners Management, a detta del quale «rendimenti quasi a zero o negativi nell'eurozona rappresentano la bolla di tutte le bolle di investimento, rende quasi ridicola la bolla del Nasdaq di 16 anni fa. Segnatevi le mie parole, farò una fortuna andando al ribasso su quei bond a un certo punto e quel punto potrebbe essere più prima che dopo». Insomma, i cosiddetti "pescecani" (e un giorno dovremo fare anche un bel ragionamento sul ruolo della speculazione in finanza, lontano dai luoghi comuni alla Beppe Grillo) amano il Qe della Bce. Perché? Chi pensate che abbia creato le condizioni per il loro short del secolo? 

Per capirci, quell'attacco ribassista partirà - a mio modo di vedere - quando il Bund toccherà rendimento al -0,20%, esattamente il tasso di deposito della Bce: guardate il terzo grafico, è già sulla buona strada. Il problema è sempre lo stesso: l'Europa non ha abbastanza collaterale eligibile per la monetizzazione da parte della Bce. O, quantomeno, non sufficiente affinché la Bce continui i propri acquisti fino a settembre 2016, come ribadito la scorsa settimana da Mario Draghi.