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SPY FINANZA/ Germania, la manovra che "fa gola" agli speculatori

Pubblicazione:giovedì 23 aprile 2015

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Tanto più che le redenzioni di debito e i pagamenti di coupon sono quantificabili in circa 30 miliardi di euro in più del valore delle vendite di debito e questo significa che sia la Bce che le varie Banche centrali potrebbero dover lottare e non poco per comprare alcuni dei bonds di cui hanno bisogno per mantenere la scadenza degli acquisti delle banche in linea con quella media del debito eligibile di ogni nazione. Ad esempio, questo mese i mercati con il più alto inflows netto sono Spagna, Germania e Olanda. Qual è il rischio? Che gli acquisti di Bce e Banche centrali vadano in competizione con i flussi di investitori che vogliono reinvestire denaro in bond governativi europei, di fatto massimizzando le distorsioni nel mercato, ciò che statutariamente il Qe non dovrebbe fare. Insomma, potrebbe non mancare molto al giorno in cui gli attori del mercato privato decidano di operare frontrun sugli acquisti della Bce, costringendo quest'ultima a comprare Bund dal mercato privato e offrendo a chi detiene quella carta la possibilità di chiedere qualunque prezzo per venderla, anche oltre il floor statutario della Bce del -0,20% di rendimento. 

Il problema poi non è solo legato al Bund e al superamento del Rubicone rappresentato dallo 0,0% di rendimento, ma anche cosa ci aspetta dopo maggio e giugno, mesi in cui - ad esempio - in Italia e Francia le vendite di debito supereranno il servizio del debito e quindi daranno fiato agli acquisti centralizzati. In luglio, infatti, 69 miliardi netti di debito torneranno sul mercato e dal 9 marzo a oggi la Bce ha comprato 73,3 miliardi di bond del settore pubblico: se, come accaduto per le dinamiche del Bund, gli acquisti della Bce risulteranno non neutrali alle dinamiche di mercato, allora gli investitori potrebbero prendere al volo l'opportunità di speculare su ciò che l'Eurotower e le Banche centrali compreranno ogni dato mese, visto che la prospettiva è quella di un ritorno alla neutralità con la fine del programma a settembre 2016. 

D'altronde, quanto sta accadendo è il giusto epilogo di una situazione di follia finanziaria che ho denunciato fin dall'inizio, nel caso specifico dal 10 aprile dello scorso anno, quando un trionfante governo greco - applaudito e riempito di pacche sulla spalla dalle stesse Bce e Troika che oggi vogliono tagliare i finanziamenti Ela alle banche - tornava sul mercato con un bond a 5 anni con rendimento più basso dal 2009 che ricevette domanda otto volte superiore all'offerta, per capirci un parco buoi superiore a quello che si scannava per il collocamento di Facebook a Wall Street. La grande stampa gridò al miracolo, l'eurozona era salva, la Grecia poteva ripartire e seguire l'esempio fulgido di Irlanda e Portogallo. Addirittura qualche fenomeno azzardò previsioni di un abbassamento ulteriore dello yield greco, appena a 25 punti base superiore di quello pagato dalla carta di pari durata portoghese, cioè al 3,25% contro il 4,95% effettivamente pagato: e oggi? 

Ve lo spiega a meraviglia quest'ultimo grafico, il quale ci mostra come in un solo anno il quinquennale ellenico sia passato da una domanda otto volte l'offerta a prezzare 60 centesimi sul dollaro! 

 


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