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SPY FINANZA/ Germania, la manovra che "fa gola" agli speculatori

La situazione sui mercati, grazie alle politiche delle Banche centrali, è quanto mai singolari. E la speculazione si prepara a fare affari, spiega MAURO BOTTARELLI

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Altro giro, altro regalo. La giostra quotidiana dei dati macro sembra non conoscere sosta, esattamente come i mercati che ieri e l'altro ieri hanno di fatto ignorato sia i controlli di capitale imposti dal governo greco, sia l'ormai quasi certo default di Atene che la prima bancarotta legata al ramo immobiliare cinese, seguita da qualcosa di ancora peggiore, visto che avendo saltato il pagamento di un coupon, la sussidiaria della China South Industries Group ha dato vita al primo default da parte di un'azienda controllata dallo Stato! Di più, forte del taglio di un punto percentuale delle ratio di riserva delle banche (a detta di qualcuno un atto preparatorio a una sorta di iniezione di liquidità in stile asta Ltro da parte della Banca del popolo), l'altra mattina il mercato equities del Dragone è tornato in orbita, con Shanghai ai massimi, mentre addirittura il Nikkei giapponese ha sfondato quota 20mila punti sull'aspettativa di più Qe, come vi ho mostrato ieri. Insomma, tutto bene. 

Come d'altronde sembra confermarci il primo grafico a fondo pagina, il quale ci mostra l'andamento ciclico del prezzo del legname da costruzioni Usa nelle sue varie fasi. Avendo toccato l'altro giorno il minimo a tre mesi, ora la divergenza tra performance dei costruttori e costo del legname - la commodity che meglio rispecchia l'andamento dell'economia reale - puzza lontano un miglio di déjà vu. Quale? I soldi della Fed danno vita a mal-investment di massa, le costruzioni partono, l'offerta sale e incontra la domanda e i prezzi del lumber crescono. Peccato che questa volta quegli aumenti di prezzo abbiano avuto vita brevissima, perché il mercato ha subito prezzato il fatto che l'aumento dell'offerta non riflette un reale sviluppo della domanda. Terzo step, il prezzo del legname collassa a causa del mis-match tra sovra-offerta e sotto-domanda, lasciando i costruttori alle prese con mutui onerosi da ripagare e obbligazioni a rischio default. Quarto punto, anche il boom falso dell'homebuilding si rivela tale, offrendo una nuova prova della non-ripresa Usa. 

Ma c'è di più, guardate il secondo grafico, ci mostra come l'indice Empire Fed per la manifattura ad aprile abbia segnato un -1,2 contro il +6,9 di marzo e attese per un rimbalzo post-inverno a 7,17: addirittura, il dato dei nuovi ordinativi è sceso al minimo del gennaio 2013. Tutta salute! E che dire del terzo grafico, in base al quale scopriamo che la produzione industriale Usa è calata del doppio delle attese, ovvero -0,6% contro -0,3%, il dato peggiore da agosto 2012, il quarto mese di fila di aspettative non rispettate e con il dato legato alle utilities che ha visto l'output schiantarsi a -5,9%, la peggiore lettura da nove (9!) anni a questa parte? 

Insomma, l'America scoppia di salute economica. E comincio a non essere più il solo a denunciare il fatto che mercati ed economia reale vivano su pianeti diversi, visto che ieri l'economista di Citigroup, William Lee, ha detto chiaro e tondo che «la diagnosi in base alla quale l'America era guarita dal trauma del 2008 è stata esagerata o non corretta. Solo così possiamo spiegare il perché tutte le aspettative siano andate deluse rispetto all'outlook di crescita, smentito da un flusso continuo di dati al ribasso apparentemente sorprendenti». D'altronde, i dati parlano chiaro: il surplus commerciale ha fatto salire il dato di crescita del GDPNow della Fed di Atlanta da 0,0% a +0,1% per il primo trimestre di quest'anno, mentre il sondaggio di Cnbc parla di +1,2% e quello di FactSet dell'1,6%. Dati molto differenti, ma temo che il primo sarà il più vicino alla realtà, anche se in area finale +0,8%, anche grazie alle solite revisioni.