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DALLA GRECIA/ Il "giallo" sulle casse di Atene

Pubblicazione:venerdì 24 aprile 2015

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Resta la "linea rossa" su pensioni e rapporti di lavoro che il governo non intende superare. Secondo indiscrezioni, non ci sono state dichiarazioni al riguardo, lo ha ribadito Tsipras durante l'incontro, durato circa un'ora, con la Signora Merkel. Ha chiesto che venga rispettato ciò di cui si è parlato a Berlino e più esattamente la proposta che Atene coprirà il 70% della distanza verso l'accordo, mentre i creditori copriranno il restante 30% e che si arrivi a un accordo entro fine mese. Insomma, Tsipras persegue con tenacia la sua linea nella ricerca di una "soluzione politica" che superi gli ostacoli posti dai tecnocrati europei. 

Il Premier ha inoltre chiesto un incontro con Francoise Hollande e una riunione straordinaria dell'Eurogruppo la prossima settimana, che possa dare il suo avallo politico all'accordo e dia parere positivo per lo sblocco di una prima tranche previsto. Nessun commento da parte tedesca. È probabile che la Merkel abbia ribadito la sua posizione: i patti vanno rispettati. 

Il tempo stringe, e le casse statali sono praticamente vuote. Se è un miracolo, ogni tipo di testimonianza sarà sufficiente; ma se è un fatto, la prova è necessaria, scriveva Mark Twain. Siamo già in possesso della testimonianza del vice ministro delle Finanze, la prova verrà fornita il 27, giorno in cui si pagheranno stipendi e pensioni.  Di prima mattina, due giorni fa,  il vice ministro, Dimitris Mardas, durante un'intervista televisiva ha annunciato che mancano 350-400 milioni dalle casse per poter onorare gli obblighi verso impiegati pubblici e pensionati. La conferma è arrivata anche da un portavoce del governo. Tuttavia, un'ora e mezza dopo, sempre il vice ministro in un'altra intervista ha rivelato che la somma è stata trovata.

Ma raccogliere i fondi degli enti locali non sarà un'impresa facile: i sindaci sono in rivolta contro il decreto e hanno chiesto a Tsipras di essere ricevuti il prima possibile, altrimenti "non ci sarà nessun trasferimento. Se il Paese rischia la bancarotta, daremo tutto ciò che abbiamo, ma prima ci devono spiegare", hanno avvertito in una nota. Ma non sarà un'impresa facile per il governo perché quasi tutte le amministrazioni locali sono in mano ai due vecchi partiti, il socialista e il conservatore. E si prevede battaglia in Parlamento quando si dovrà discutere di questo decreto urgente, una prassi che sia il primo ministro, sia il Presidente del Parlamento, aveva promesso che non sarebbe stato adottato in alcuna occasione. 



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