BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

CRISI GRECIA/ La "nuova Lehman" che nessuno vuole evitare

Alexis Tsipras e Angela Merkel (Infophoto) Alexis Tsipras e Angela Merkel (Infophoto)

La prima operazione verità, dunque, va fatta nei confronti di Syriza e dei suoi alleati. Tuttavia, in questo teatro dell'assurdo esiste un'altra verità, altrettanto certa anche se del tutto opposta. "Tra il 2008 e il 2013 il Pil greco è sceso del 27%, la spesa pubblica reale del 35%, i disoccupati sono arrivati al 28%, il deficit strutturale è calato del 20% del Pil, il bilancio primario è cresciuto del 12%", come ricorda Adriana Cerretelli su Il Sole 24 Ore. E la storica corrispondente da Bruxelles si chiede: "Sforzo irrilevante? Ancora insufficiente?". Domande retoriche perché la risposta è ovvia e rimanda all'irrazionalità economica e alla pericolosità politica della ricetta europea. 

La Grecia deve fare le riforme. Vero. Deve ridurre un settore pubblico inefficiente e ipertrofico, rivedere il sistema pensionistico, passare dall'assistenzialismo al lavoro produttivo, fare pagare gli evasori, compresi gli armatori che fanno il bello e cattivo tempo. Misure necessarie, non una politica di destra. Tsipras non ha presentato nulla di tutto ciò, solo chiacchiere, alternando pianti a minacce. E gli eurocrati? Hanno estratto un coniglio dal cappello? No, ripetono il solito mantra, senza nessun scatto di fantasia politica. 

L'obiettivo è far cadere Tsipras? E con quale alternativa? Si può costringerlo a un referendum sull'euro, ma è molto rischioso. L'aiuto di Putin è un bluff come i tanti ai quali i governi greci ci hanno abituato (e Tsipras in questo non si distingue, anzi). Tuttavia che cos'ha in mano Bruxelles per vedere le carte? Le banche e gli operatori di mercato si esercitano in scenari più o meno fantasiosi. Va per la maggiore l'idea di consentire il default, restando nell'euro; si tratta di introdurre un doppio regime monetario, uno per gli scambi interni e uno per quelli esteri, modello Cipro. Ma Cipro aveva accettato di bere l'amara medicina che Atene rifiuta. Non solo. Se il debito verrà comunque calcolato in euro, quale sarebbe il vantaggio? E perché la Bce e i governi europei dovrebbero accollarsi le perdite, mentre le banche complici nell'azzardo morale ne escono pulite visto che si sono tirate fuori proprio grazie ai salvataggi del 2010 e del 2012? 

La Grecia ha un prodotto lordo del 2% rispetto a quello europeo, mentre il suo debito è solo del 3%. Ma Lehman Brothers non era certo la più grande banca americana. E i subprime rappresentavano solo una minima parte dell'immenso ammontare di mutui concessi dalle grandi banche agli americani. Eppure abbiamo visto che cosa è successo nel 2008. Lo ricordava ieri Gillian Tett sul Financial Times. Vogliamo che capiti ancora?

© Riproduzione Riservata.