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SPILLO/ Libia, Europa e Renzi: la "morsa" che toglie fiato all'Italia

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Pier Carlo Padoan (Infophoto)  Pier Carlo Padoan (Infophoto)

La scelta del governo con il Def è quella di assumere una prospettiva fin troppo ottimistica per i prossimi anni, in quanto mi domando su quali basi si possa prevedere che il cambio dell’euro e il prezzo del petrolio rimangano in queste condizioni fino al 2019. Serviva intervenire adesso, per evitare di limitarci a beneficiare passivamente di condizioni esterne favorevoli.

 

Come andrebbe utilizzato il tesoretto?

Il governo farebbe bene a fare marcia indietro per quanto riguarda il tesoretto. Tutto fa pensare che l’Ue boccerà la reverse charge sulla grande distribuzione, da cui il governo si aspettava 300 milioni di entrate. Se a ciò si aggiungono i 700 milioni per lo split payment, tutto il tesoretto da 1,6 miliardi sarà annullato. Lo avevano anticipato la Banca d’Italia e il servizio di Bilancio del Parlamento, ora è meglio che se ne renda conto anche il governo.

 

Come vede la situazione dal punto di vista occupazionale dopo il Jobs Act?

È questo il vero problema. Restiamo lontanissimi da un percorso pluriennale che ci consenta di assorbire nel medio termine i 3 milioni di disoccupati e di alzare il tasso di partecipazione al mercato del lavoro da parte di giovani e over 55. Queste sono le vere sfide, anche se di risposte politiche non ne vedo.

 

Il governo non sta facendo le riforme necessarie?

Il punto è che il governo sta concentrando le sue energie su una legge elettorale che serve per andare a votare l’anno prossimo. Ciò significa rinviare ulteriormente interventi decisivi su spesa e imposte. Senza significativi sgravi fiscali universali, che vadano a incidere sulle aliquote Irpef per tutti, la nostra economia continuerà a essere asfissiata.

 

Quanto pesa la situazione in Libia sulla congiuntura economica?



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