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SPILLO/ Libia, Europa e Renzi: la "morsa" che toglie fiato all'Italia

Per OSCAR GIANNINO, non dobbiamo illuderci che le condizioni favorevoli continueranno ancora per molto tempo. Occorre intervenire ora tagliando le aliquote Irpef per tutti

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

«Senza significativi sgravi fiscali universali che vadano a incidere sulle aliquote Irpef per tutti la nostra economia continuerà a essere asfissiata». Sono le parole di Oscar Giannino, giornalista economico, secondo cui «dobbiamo mettere in conto che l’Isis in Libia comporterà un peggioramento delle condizioni generali dell’economia, e che se la partita greca sfugge di mano l’Italia sarà la prima a subirne il contagio». Il Centro studi di Confindustria ha reso noto che “l’economia italiana è pronta a tornare a crescere e con ogni probabilità già nei primi tre mesi dell’anno il Pil dovrebbe evidenziare un segno più a livello congiunturale”, pari allo 0,2%. Morgan Stanley ha previsto che “il tasso di crescita schizzerà di 100 punti l’anno passando dal - 0,4% del 2014 al +0,7% del 2015 e poi al +1,7% nel 2016”. D’altra parte però l’Indice Pmi dell’Eurozona è calato da 54 a 53,5.

Che cosa ne pensa delle stime di Confindustria sull’Italia?

Lo 0,2% è la previsione più ottimistica sulla crescita del Pil nel primo trimestre. Nel momento in cui scattano la decontribuzione per i nuovi contratti a tempo indeterminato e il contratto a tutele crescenti, tutto ciò che racimoliamo sono due decimi di punto. Significa che siamo comunque nell’ambito di un’aspettativa annuale tra lo 0,6% e lo 0,8%: nell’Ue a 28 è la peggiore crescita dopo quella di Cipro. Le aspettative sono orientate verso una crescita molto moderata.

L’Indice Pmi dell’Eurozona cala da 54 a 53,5. Che cosa indica?

Indica che sulla ripresina continuano a gravare molte incertezze. Queste ultime non riguardano il fatto che non ci siano più questi fattori, ma su come possano mutare rispetto alla congiuntura mondiale. Siamo entrati da qualche anno in un quadro complessivo in cui crisi internazionali come quella russo-ucraina, l’Isis, le asimmetrie tra le politiche monetarie delle banche centrali hanno dimostrato di potere cambiare significativamente le condizioni economiche nell’arco di tempi anche molto stretti.

Con quali conseguenze?

Negli ultimi due anni abbiamo dovuto correggere significativamente al ribasso le stime del commercio mondiale. Quest’ombra resta proiettata anche sullo scenario attuale. Le imprese stimano con fiducia i fattori che vengono dal’esterno, ma i dati reali sono di mese in mese molto variabili. Il principale volano dell’economia italiana è l’export, ma resta il fatto che abbiamo una stima di crescita troppo bassa rispetto ai nostri concorrenti.

Che cosa andava fatto?

Di fronte a questa ripresina asfittica, bisognava aggiungere delle nuove decisioni che confortassero i primi segnali di ripresa. Occorrevano degli incentivi aggiuntivi rispetto a quelli già decisi dal governo, attraverso una manovra sui conti pubblici che ricavasse spazio per nuovi significativi sgravi fiscali al lavoro e all’impresa.

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