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CRISI GRECIA/ I rischi (e i costi) per l’Italia

Tsipras e Juncker (Infophoto) Tsipras e Juncker (Infophoto)

Quindi, le “istituzioni” (Fondo monetario internazionale, Commissione Europea, Banca centrale europea) e i partner dell’Eurogruppo stanno negoziando con interlocutori che potrebbero presto uscire di scena e tornare a palcoscenici a loro più consoni. In questo contesto, vengono elaborati piani B, C e D in caso di defaultrispetto alle imminenti scadenze del rimborso di debiti greci al Fmi. Si parla di variazioni dell’assignat (la moneta fiduciaria emessa durante la Rivoluzione francese); in effetti, statali, pensionati e fornitori delle pubbliche amministrazioni verrebbero pagati con cambiali (in euro) che sconterebbero presso banche greche, mentre l’euro nudo e crudo resterebbe la valuta per le transazioni internazionali e per le riserve. Preoccupa il fatto che una di queste proposte sia stata formulata da un economista italiano che si dice contiguo a Palazzo Chigi (spiritualmente perché abita a Milano).

In questo bailamme, la speculazione gode. È un gioco comprare sul mercato secondario titoli pubblici greci in saldo (le agenzie di rating li considerano spazzatura) con rendimenti tra il 20% e il 30% l’anno. Mal che vada se la saga continua altri mesi si incassa qualche buona cedola. Nella migliore delle ipotesi, ossia se i contribuenti europei aprono le borse per un ulteriore salvataggio, c’è in prospettiva anche un forte guadagno in conto capitale.

Occorre riconoscere che non è questo il contesto migliore per un programma di riassetto come quello che deve affrontare il Governo italiano. Nell’incertezza dei mercati, chi ha un debito pubblico pari a oltre il 130% del Pil e banche colme di sofferenze (tanto da fare ipotizzare una bad bank) dovrebbe rapidamente sostituire i baci e gli abbracci con pedate nel sedere e insistere perché la commedia finisca. La Grecia ha dato prova che aveva ragione l’Eurostat quando documentò a Prodi (allora Presidente della Commissione europea) che il Paese non poteva fare parte dell’area dell’euro e, per tutta risposta, ebbe la dirigenza venne dimissionata (salvo poi a ricevere scuse e indennizzi monetari dalla Corte di giustizia europea). La farsa è solo apparente, il mondo (si legga la stampa americana e asiatica) sta assistendo a una tragicommedia che rischia di mettere a repentaglio l’intera costruzione europea.

L’Eurogruppo ponga a se stesso una scadenza: se entro dieci giorni non si trova una “insolvenza programmata” per fare uscire la Grecia dell’unione monetaria in modo poco doloroso, la Bce faccia il suo dovere, ossia stacchi la spina alle inguaiatissime banche greche (tanto finanziano gli oligarchi, non la povera gente) e faccia calare il sipario.

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