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GEO-FINANZA/ Bini Smaghi: Grexit non è un'ipotesi teorica, Europa acceleri su riforme strutturali (e guardi all'Africa)

A Venezia si è tenuto il convegno su "Global perspectives for growth, energy, geopolitics and Africa”, organizzato da Advantage Financial. Vediamo i temi principali emersi

Francesco Confuorti Francesco Confuorti

"Il rischio di una fuoriuscita della Grecia dall'euro non può essere sottovalutato anche se non è nell'interesse di nessuno". Lo ha detto Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del consiglio direttivo della Bce e presidente designato del board del colosso francese Société Générale, partecipando al 7° Forum organizzato a Venezia da Advantage Financial sul tema "Global perspectives for growth, energy, geopolitics and Africa". "A cinque anni di distanza dalla crisi - ha detto Bini Smaghi - stiamo ancora discutendo della Grecia mentre altri paesi come l'Irlanda e la Spagna, che hanno beneficiato di programmi di aiuto, hanno fatto le riforme necessarie e ora sono tornate su un cammino di crescita. Il problema è che ora c’è uno scontro di democrazie. Il nuovo governo greco ha ricevuto il mandato di rinegoziare i termini dell'accordo raggiunto con la comunità dei creditori, ma al tempo stesso ha bisogno di nuovi finanziamenti che i contribuenti degli altri paesi non intendono concedere se non dietro l'impegno della Grecia a varare le riforme richieste e a rispettare le regole dell'Unione".

L'economia europea sta intanto godendo di due importanti vantaggi competitivi, il significativo indebolimento dell'euro e i bassi prezzi del greggio, "ma se non si procederà con decisione e rapidità sul terreno delle riforme strutturali, questi vantaggi competitivi saranno di breve durata, specie per paesi a basso tasso di crescita come l'Italia". "Se si ripensa agli inizi dell'euro - ha detto ancora Bini Smaghi - è facile vedere come anche allora questi vantaggi competitivi diedero una spinta importante ai paesi dell'euro ma dopo due anni, le esportazioni dell'Italia iniziarono a scendere mentre quelli di altri paesi continuarono a crescere. La ragione fu nei prezzi, che in Italia rimasero in traiettoria ascendente mentre nel resto dell'Europa vennero ridimensionati nell'ottica di una strategia competitiva di più ampio respiro. Ora dunque non va ripetuto lo stesso errore: occorre procedere con le riforme strutturali altrimenti questi vantaggi competitivi saranno solo temporanei e verranno sprecati".

L'Europa non è quindi stata ai margini del Forum Advantage, secondo i "desiderata" di Francesco Confuorti. Il patron di Advantage Financial organizza da sette anni i Forum annuali con il preciso intento culturale di accendere i fari su uno scacchiere emergente dell'economia globale, ma sempre in collegamento con l'attualità politico-economica, raccontata da osservatori privilegiati (fra gli altri sul palco del Forum si sono alternati il vicedirettore de Il Sole 24 Ore, Fabrizio Forquet, e gli editorialisti Federico Fubini - di Repubblica - Danilo Taino, de Il Corriere della Sera, e Rachel Sanderson del Financial Times.  "È un fatto - ha detto Domenica Fanizza, assistant director del Fondo monetario internazionale per il dipartimento africano - che certamente i prezzi del greggio sono importanti, ma il loro impatto è stato sopravvalutato. I paesi africani che sono esportatori netti di greggio sono otto e in questi paesi il calo dei prezzi del greggio non si è tradotto, grazie alle politiche adottate, in un drastico calo dei tassi di crescita". 

Il Pil dell'Africa è atteso in crescita a 2600 miliardi di dollari entro il 2020 dai 1600 miliardi attuali mentre le spese per i consumatori dovrebbero passare da 860 a 1400 miliardi. "Siamo in forte crescita - ha detto Joseph Leina Masawe della banca di Tanzania - e stiamo andando verso un importante processo di integrazione. A luglio verrà formato l'istituto per l'unione monetaria dell'East Africa e l'obiettivo è quello di arrivare a una divisa comune entro dieci anni. Faremo tesoro dell'esperienza fatta dall'Europa soprattutto per quanto l’affidabilità delle statistiche. Formeremo come prima cosa una commissione che garantisca l'uniformità delle statistiche e istituiremo una commissione che si occupi di enforcement and compliance, cioè di far rispettare gli standard stabiliti dalla commissione per tutti i paesi coinvolti nell'unione monetaria".