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FINANZA E TAGLI/ L’"errore" di Renzi che ci costa 10 miliardi

Pubblicazione:martedì 28 aprile 2015

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È evidente che questo non è affatto un taglio delle tasse. Nella Legge di stabilità 2015 si è fatta una proiezione e si è stimato che il Paese crescerà, e che quindi aumenteranno le entrate fiscali. Si è garantito che, se il Pil non fosse cresciuto, l’Italia avrebbe rispettato i parametri aumentando l’Iva. Dire che non aumentare l’Iva sia un taglio delle tasse è semplicemente voler confondere le carte in tavola. La clausola di salvaguardia era stata decisa nel caso in cui i conti non fossero tornati. Ovviamente i conti non sono tornati perché l’economia non è cresciuta, e quindi si dice che “ovviamente” dovremmo aumentare l’Iva, ma che se ciò non avverrà sarà merito del fatto che il governo ha deciso di ridurre le tasse.

 

Lei dove li troverebbe questi 10 miliardi di tagli indispensabili?

Ma indispensabili per che cosa?

 

Perché non scatti la clausola di salvaguardia…

La clausola di salvaguardia è la conseguenza della mancata crescita del Paese. Vogliamo capirlo o no? Contro che cosa dovremmo essere salvaguardati?

 

Dal fatto che il Pil non cresce…

E come mai il Pil non cresce? Perché si introducono troppe tasse. Si aumenta la pressione fiscale sulle famiglie, in modo diretto o indiretto, e questo frena l’economia.

 

Quindi bisogna tagliare le tasse?

Certamente. Siamo in crisi da sette anni, e da tre anni i Paesi del Sud, in particolare l’Italia, stanno attraversando una crisi molto forte come non avevamo mai avuto in precedenza. Questa crisi è stata accompagnata da forti sacrifici come aumenti di tasse e riduzioni di spese, eppure la situazione è ancora quella sotto gli occhi di tutti. Questa politica quindi non è quella giusta. La verità è che l’Italia è un Paese sempre più isolato in Europa, perché siamo gli unici cui è chiesto in modo inflessibile di fare i “compiti a casa”, un termine offensivo con cui ormai sono qualificati i sacrifici che gli italiani continuano a fare.

 

(Pietro Vernizzi)



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