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DALLA GRECIA/ La teoria del complotto utile a Tsipras

Pubblicazione:mercoledì 29 aprile 2015

Yanis Varoufakis (Infophoto) Yanis Varoufakis (Infophoto)

Tra realtà e percezione. Il molto "cool" Yanis Varoufakis fa un passo indietro e il molto "british" Efklidis Tsakalotos entra in scena nel tessere i rapporti con i tecnocrati europei. È cambiata la forma, ma non la sostanza. Ma almeno è stato un colpo d'ingegno a uso mediatico. "Le trattative le fanno le idee e non gli uomini", ha chiarito, in una lunga intervista terminata nelle prime ore di ieri, il primo ministro Alexis Tsipras. Tanto per chiarire. Da tempo, alcuni compagni, di fronte alle rigidità europee, gli avevano suggerito di prendere una "iniziativa politica" per uscire dal vicolo cieco. Ecco fatto: ha "promosso" Varoufakis a coordinatore politico delle trattative, e ha richiamato in servizio attivo Tsakalotos. Ma questa iniziativa non indica, in alcun modo, un cambio di strategia o un ammorbidimento delle posizioni elleniche. 

Indubbiamente gli errori commessi da Varoufakis sono tanti. Dalle troppe interviste (irritante quella rilasciata al settimanale patinato "Paris Match") alle dichiarazioni contrastanti, ma si può essere certi che fosse il megafono - magari debordante - del governo Tsipras. Non ha agito cioè "a sua insaputa", ha semplicemente eseguito gli ordini di scuderia, fondendoli con le sue teorie del "gioco del pollo" e quant'altro possa teorizzare un "marxista libertario" (si veda il suo ultimo libro edito da Rizzoli, "È l'economia che cambia il mondo"). Ha comunque raggiunto lo scopo di portare sulle prime pagine dei quotidiani internazionali i problemi della Grecia e le intenzioni del governo di sinistra.

Prima della formazione del governo, Tsakalotos era dato per favorito per il ministero delle Finanze, ma i suoi modi "british" più che le sue idee di politica economica, lo hanno svantaggiato. Aveva comunque rimediato una carica ministeriale che non ha mai esercitato. E la scelta di Varoufakis, quale testa di ariete, era già un indice di come Tsipras avesse tracciato la sua linea strategica per i primi colloqui con i creditori e per le successive trattative.  "All'Eurogruppo c'è un clima negativo - ha confessato il premier nell'intervista -. E la sostituzione di Varoufakis è motivata anche dal fatto che i partner preferiscono un interlocutore più malleabile". Il governo Syriza era "inesperto", ha ammesso, ed è stato "ingannato" dalle altri parti al tavolo. "Il governo Samaras ci ha lasciato un'eredità tossica fatta di casse vuote e ultimatum da rispettare. L'Europa ci ha mentito: avevano garantito che dopo l'accordo del 20 febbraio avrebbero liberato le mani alle banche consentendo loro di investire di più nei titoli di stato e non l'hanno fatto".

Bene, la percezione del "commissariamento" (definizione comunque impropria) di Varoufakis, che non ha protestato,  è servita allo scopo. La Borsa di Atene ha fatto un balzo non indifferente e ha segnato dei forti rialzi dei titoli bancari, già protagonisti di forti speculazioni al ribasso. Gli europei hanno tirato un sospiro di sollievo al pensiero di non dover pil fare i conti con la sua "instabilità creativa". Alcuni hanno commentato che la messa a riposo di Varoufakis sia il prezzo pagato da Tsipras a dimostrazione della buona volontà di arrivare a un accordo con i creditori. Ma in questa fase delle trattative - senza un nulla di fatto - il vero sconfitto è lo stesso primo ministro che finora non è riuscito a rompere l'assedio dei creditori e imporre la sua "soluzione politica" che scavalchi la cruda realtà dei numeri. 


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