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FINANZA/ Grecia-Germania, la "guerra" che può travolgere anche l'Italia

Pubblicazione:mercoledì 29 aprile 2015

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Se guardiamo alla storia e all’attualità di oggi, con questo concetto, viviamo il tragico disfacimento di questa comunità di destino. Era già avvenuto con il nazismo in forma demoniaca, come aveva ben compreso Pio XI nella “Mit brennender Sorge” e accade di nuovo ora in forma tecnocratica nichilista. E nessuno se ne cura. Ma pensiamo alla storia della cultura tedesca. Nei suoi momenti più alti è consustanziale a quella greca. Cito solo qualche nome che i non incolti collocheranno nella storia dello spirito: Winckelmann, Heine, Goethe, Schiller, Hölderlin, Wagner, Stefan George, Friedrich Nietzsche, Thomas Mann, Gert Mattenklott e via dicendo.

L’unità della Germania con la Grecia è consustanziale alla cultura tedesca ed è questa unità che pare oggi dimenticata, distrutta da un ordoliberalismus che dimentica addirittura le radici cristiane di quell’orribile meccanismo ideologico ed economico. Esso nasceva, infatti, nella loro mente, per non veder più sorgere i mostri dell’iperinflazione e del nazismo e di quello spirito demoniaco di potenza tedesca contro il quale si erano immolati. Oggi, in una tragica eterogenesi dei fini, quell’ideologia diventa strumento di potenza che annichilisce i popoli in un nuovo spirito di dominio fortunatamente per ora ancora non armato.

In questi giorni, in queste ore, giungono da Atene notizie e voci contrastanti: riunioni del governo, sostituzione di Varoufakis, referendum sull’euro, ecc. Forme di terrorismo mediatico, dietro alle quali c’è solo la modificazione del team dei negoziatori e le difficoltà innegabili di un governo costretto a rastrellare risorse da ogni dove per rispettare delle scadenze di pagamento che, messe tutte assieme, sono poco più di qualche centinaio di stipendi e di bonus di manager stockoptionisti.

Ma c’è di più. Lo spirito demoniaco diventa dileggio, addirittura, quando si discute di forme alternative che potrebbero ritardare - perché di questo si tratta - l’uscita della Grecia dall’euro. Mi riferisco al piano B che viene agitato dai seguaci di Schäuble nel loro delirio punitivo luterano dove il debito equivale alla colpa e quindi si è dannati. Il famoso piano B prevederebbe che, in assenza di rifinanziamento da parte della Bce delle banche e dello Stato greco, in qualsivoglia tecnica diavoleria questo si possa realizzare, la Grecia possa continuare a usare l’euro solo per gli scambi con l’estero mentre per gli scambi interni si dovrebbe dar vita a una o più monete locali.

Subito si scatena il dileggio. Si rimemorano i patacones argentini, ossia unità di conto locali o provinciali o nazionali emesse sia da entità private sia dalle stesse banche che, come in Grecia, sarebbero chiuse ai depositanti, ben sorvegliate dall’esercito, depositanti che non potrebbero prelevare che poche centinaia di euro al mese, mentre ogni genere di pagamento pubblico sarebbe sospeso o fortemente diminuito, dagli stipendi alle fatture. Ma tutto questo dileggiare è frutto della tremenda ignoranza di chi dileggia perché dimentica che queste forme di pagamento sono tecnicamente descritte nella teoria degli intermediari finanziari e sono state largamente applicate non solo in Argentina, che del resto è Paese nobilissimo nonostante la signora Kirchner, ma anche nel Massachusetts o in California una ventina d’anni orsono in occasione di default di quegli stati nordamericani che da soli sono ben più potenti della Grecia che conta solo il 2% del Pil europeo.


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