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Economia e Finanza

FINANZA/ Grecia-Germania, la "guerra" che può travolgere anche l'Italia

Per GIULIO SAPELLI la questione greca, specie per il comportamento tenuto dalla Germania, mette in moto una sorta di movimento tellurico che ci travolgerà tutti

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

La disgregazione europea continua: non si tratta di una crisi. Il concetto di crisi è troppo legato all’universo cognitivo economico per permetterci di comprendere ciò che sta accadendo. Il pilota automatico della Bce, della Commissione europea e del dominio tedesco-teutonico-nordico sempre meno efficacemente contrastato dagli Usa, sta portando l’Europa a una sorta di contrazione dei suoi confini proprio quando, con il “cosiddetto allargamento”, pareva che essi si ampliassero. Questa sorta di contrazione dell’Europa è determinata dal mutamento di pesi e rilevanze culturali, prima ancora che economiche, che si è verificato nell’ultimo decennio e che si riverbera nella circolazione delle elites parassitarie che occupano posizioni di comando al vertice della tecnostruttura non legittimata di Bruxelles e di Strasburgo.

Questo cambiamento dei pesi e delle rilevanze, per cui i paesi ex-comunisti e la Germania, unitamente a quelli scandinavi, acquistano sempre più potere fa sì, fra l’altro, che i temi del Baltico e del confronto con la Russia via via emergano in prima evidenza. Senonché questa evidenza non implica capacità di risolvere efficacemente le questioni. Macroscopica prova è la crisi ucraina che è certo una crisi di confronto diplomatico e militare con la Russia, ma è anche una profonda crisi economica e sociale dell’Ucraina stessa che si avvia a una vera e propria crisi economica senza fine.

Il potere degli oligarchi, un tempo in relazione con la Russia, si confronta con inaudita violenza con gli oligarchi che mantengono legami strutturali con l’Europa e che quindi ora si protendono a spartirsi le risorse un tempo possedute dai primi. Ma questa lotta non fa che aggravare la situazione ed è la vera causa, a mio parere, del non avanzamento dei negoziati per la pacificazione dell’area. Del resto la Russia ha già annesso a sé la Crimea senza colpo ferire e senza che l’Ue sia mai stata in grado di sviluppare qualsivoglia azione diplomatica per difendere l’integrità dei confini di una nazione che si dice pronta a essere annessa alla stessa Ue. Una situazione che, se non fosse tragica per le morti e le sofferenze che comporta, sarebbe comica perché è la prova appunto di quel disfacimento profondo a cui facevo cenno poc’anzi.

In questo contesto si cala la situazione greca. Sgombriamo il campo dagli equivoci e dai paraventi mistificatori. Tutte le nazioni europee non appartenenti al blocco teutonico-germanico-nordico avrebbero già trovato una soluzione, accettando in forma mitigata le proposte di Syriza e di fatto annullando il debito greco, creando in tal modo precedenti favorevoli a se stesse perché tutte hanno già avuto o avranno bisogno di un allentamento dei vincoli di Maastricht che si rivelano sempre più insostenibili a mantenersi. La vera partita si gioca tra Grecia e Germania. E quindi, come ci ricordava Otto Hintze, come popolo unito da comunità di destino.