BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Grecia-Germania, la "guerra" che può travolgere anche l'Italia

Pubblicazione:

Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

La disgregazione europea continua: non si tratta di una crisi. Il concetto di crisi è troppo legato all’universo cognitivo economico per permetterci di comprendere ciò che sta accadendo. Il pilota automatico della Bce, della Commissione europea e del dominio tedesco-teutonico-nordico sempre meno efficacemente contrastato dagli Usa, sta portando l’Europa a una sorta di contrazione dei suoi confini proprio quando, con il “cosiddetto allargamento”, pareva che essi si ampliassero. Questa sorta di contrazione dell’Europa è determinata dal mutamento di pesi e rilevanze culturali, prima ancora che economiche, che si è verificato nell’ultimo decennio e che si riverbera nella circolazione delle elites parassitarie che occupano posizioni di comando al vertice della tecnostruttura non legittimata di Bruxelles e di Strasburgo.

Questo cambiamento dei pesi e delle rilevanze, per cui i paesi ex-comunisti e la Germania, unitamente a quelli scandinavi, acquistano sempre più potere fa sì, fra l’altro, che i temi del Baltico e del confronto con la Russia via via emergano in prima evidenza. Senonché questa evidenza non implica capacità di risolvere efficacemente le questioni. Macroscopica prova è la crisi ucraina che è certo una crisi di confronto diplomatico e militare con la Russia, ma è anche una profonda crisi economica e sociale dell’Ucraina stessa che si avvia a una vera e propria crisi economica senza fine.

Il potere degli oligarchi, un tempo in relazione con la Russia, si confronta con inaudita violenza con gli oligarchi che mantengono legami strutturali con l’Europa e che quindi ora si protendono a spartirsi le risorse un tempo possedute dai primi. Ma questa lotta non fa che aggravare la situazione ed è la vera causa, a mio parere, del non avanzamento dei negoziati per la pacificazione dell’area. Del resto la Russia ha già annesso a sé la Crimea senza colpo ferire e senza che l’Ue sia mai stata in grado di sviluppare qualsivoglia azione diplomatica per difendere l’integrità dei confini di una nazione che si dice pronta a essere annessa alla stessa Ue. Una situazione che, se non fosse tragica per le morti e le sofferenze che comporta, sarebbe comica perché è la prova appunto di quel disfacimento profondo a cui facevo cenno poc’anzi.

In questo contesto si cala la situazione greca. Sgombriamo il campo dagli equivoci e dai paraventi mistificatori. Tutte le nazioni europee non appartenenti al blocco teutonico-germanico-nordico avrebbero già trovato una soluzione, accettando in forma mitigata le proposte di Syriza e di fatto annullando il debito greco, creando in tal modo precedenti favorevoli a se stesse perché tutte hanno già avuto o avranno bisogno di un allentamento dei vincoli di Maastricht che si rivelano sempre più insostenibili a mantenersi. La vera partita si gioca tra Grecia e Germania. E quindi, come ci ricordava Otto Hintze, come popolo unito da comunità di destino.


  PAG. SUCC. >