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SPY FINANZA/ Le mosse "sospette" di Goldman Sachs e Wall Street Journal

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Ma, a parte questo, c'è dell'altro e ve lo spiegherò chiaramente tra poco: di fatto, Goldman sta solo aspettando che la bolla esploda o si dilati e che fondi, aziende e financo Banche centrali siano disposte a vendere a qualsiasi prezzo pur di disfarsi del malloppo. A quel punto, comprerà a 60 ciò che oggi vale 100, in attesa del nuovo ciclo di Qe che farà di nuovo ripartire i corsi e farà tornare quel 60 almeno in area 80-85, se non oltre. Perché sono sicuro che la Fed, invece che alzare i tassi già a settembre come prevedeva ieri Markit, sarà costretta a stampare di nuovo? Il mercato in questi giorni sta mandando segnali silenziosi in tal senso. 

Guardate i primi tre grafici a fondo pagina: i fondi si stanno riposizionando e hanno ridotto al minimo da un anno le posizioni ribassiste sul Russell 2000, l'indice delle small cap del mercato azionario Usa, mentre non sono mai stati così ribassisti sull'obbligazionario a lunga scadenza e soprattutto sull'indice della volatilità (Vix), con gli shorts ai massimi da un anno. Non mi paiono, a occhio, riposizionamenti da timore per una turbolenza sistemica da rialzo dei tassi. E se non siete ancora abbastanza schifati rispetto alla Borsa Usa (ma non solo) e al suo funzionamento negli anni della grande centralizzazione del mercato, ho dell'altro per voi. 

Il 10 febbraio scorso la Valeant Pharmaceuticals International ha comprato i diritti per due farmaci cardiaci salvavita: nello stesso giorno dell'acquisizione, il prezzo a listino dei due farmaci è salito rispettivamente del 525% e del 212%. I due farmaci si chiamano Nitropress e Isuprel e non hanno subito alcuna modifica in laboratorio nella loro composizione tale da giustificare quell'aumento con costi legati alla ricerca: «Il nostro dovere è verso gli azionisti e verso la massimizzazione del valore», ha dichiarato filantropica la portavoce dell'azienda, Laurie Little. Ma non pensiate che il caso della Valeant sia unico, anzi. Come ci mostra il quarto grafico, negli ultimi tempi sono sempre più le operazioni di acquisizione tra case farmaceutiche, con i medicinali ritenuti sottovalutati che vengono acquistati e immediatamente ritoccati al rialzo nei listini. Ma non solo, molte aziende alzano senza giustificazione il prezzo di vecchi medicinali quando hanno già in produzione la nuova versione, la quale viene quindi lanciata a pezzo ancora più alto. 

Dal 2008 a oggi, guarda la coincidenza temporale a volte, il prezzo dei medicinali non generici negli Usa è salito del 127% contro l'11% dell'indice dei prezzi al consumo: di più, negli ultimi due anni e mezzo c'è stato il 50% in più di aumenti dei prezzi dei farmaci rispetto alla decade precedente. D'altronde, alzare i prezzi è la via più veloce per il profitto, evitando lunghi e costosi processi di ricerca in laboratori per nuovi farmaci più efficaci. 

Peccato che questa logica ricada sui costi della sanità e quindi sui servizi ai cittadini (e nonostante Obamacare, sapete tutti come funziona la sanità negli Usa): la Cleveland Clinic ha recentemente reso noto che solo l'aumento dei due farmaci cardiaci della Valeant comporterà un aumento di spesa non preventivato di 8,6 milioni di dollari, circa il 7% del suo budget annuale di 122 milioni per gli ospedali che amministra. 

Volete altri casi? Eccone uno. All'inizio dell'anno scorso la Mallinckrodt PLC ha pagato 1,4 miliardi di dollari per l'acquisizioni della Cadence Pharmaceuticals e soprattutto per il suo gioiello, un liquido antidolorifico per iniezioni chiamato Ofirmev, il quale però dalle previsioni basate sul dato del 2013 garantiva profitti solo per 110,5 milioni di dollari. Tre mesi dopo, il pezzo di listino per un pacchetto da 24 fiale di Ofirmev era salito di due volte e mezzo a 1.019,52 dollari, stando a dati ufficiali della Truven Health Analytics. I quattro ospedali pubblici di Salt Lake City, nello Utah, hanno visto salire il costo mensile per l'utilizzo del farmaco a 55mila dollari contro i precedenti 20mila circa.