BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPILLO/ Se una Landesbank tedesca scaglia la prima pietra contro la Bce

L-Bank, capogruppo di alcune casse di risparmio del Baden Wuttemberg, ha citato la Bce dinanzi alla Corte europea di giustizia. Il commento di GIANNI CREDIT

InfophotoInfophoto

Sorpresa: la prima causa contro il passaggio della vigilanza bancaria dalle banche centrali nazionali alla Bce arriva dal cortile di casa dell'Eurotower. Da quella Germania che tre anni fa ha preteso l'Unione bancaria come contropartita per il salvataggio del sistema bancario spagnolo. Dalla "superpotenza europea" che ha attraversato puntualmente indenne stress test di ogni sorta, puntualmente fatali invece al sistema bancario italiano. 

È la L-Bank (Development bank Landeskreditbank Baden-Wurttemberg) che ha sollevato la questione davanti alla Corte europea di giustizia. L-Bank lamenta il fatto che la vigilanza Bce aumenti significativamente i costi burocratici per l'istituto e metta a repentaglio la sua capacità di fornire credito a famiglie e imprese. La Bce ha confermato di aver ricevuto la citazione senza aggiungere dettagli.

L-Bank, con asset per 70 miliardi e oltre 11mila dipendenti, è una delle ventuno banche tedesche passate sotto la vigilanza diretta della Bce dallo scorso mese di novembre. È la capogruppo di una serie di casse di risparmio del Baden Wuttemberg, alla cui amministrazione statale fa capo la proprietà (assieme alla città di Stoccarda e alla stessa associazione delle banche locali del land sud-occidentale della Germania). Il polo L-Bank ha subito pesantemente il crash del 2008: l'anno successivo ha accusato perdite per quasi 2 miliardi di euro ed è stata salvata da aiuti pubblici. 

Neppure questo infortunio - assieme a quello di pressoché tutte le banche regionali pubbliche tedesche - ha tuttavia convinto il governo e le autorità bancarie di Berlino a procedere a privatizzazioni, fusioni, riforme della governance: ciò che è da tempo chiesto dall'Ue (la moral suasion più forte è venuta da Mario Monti all'Antitrust); e ciò che in Italia è stato fatto fin dalla fine degli anni '80 e che oggi viene costantemente chiesto da Bce e Fondo monetario internazionale per rendere più efficiente e trasparente il mercato del risparmio e del credito. 

Ma mentre il governo italiano bombarda le sue popolari con una riforma draconiana - con l'accusa di razionare il credito alle imprese italiane - la L-B accusa direttamente Mario Draghi di ostacolare il credito alle imprese tedesche sottoponendola a una vigilanza più severa e onerosa. Il seguito, as usual, alle prossime puntate: in Germania e in Italia.

© Riproduzione Riservata.
COMMENTI
04/04/2015 - Parlano dei costi e non dei controlli (Moeller Martin)

Veramente, stando all'articolo, la causa si riferisce ai costi burocratici e non all'utlilità dei controlli da parte della BCE. Non subire passivamente imposizioni burocratiche assurde rientra molto nella mentalità tedesca. Tutto il contrario in Italia, dove passiamo per indisciplinati ma poi da bravi pecoroni accettiamo di tutto. Un esempio? L'obbligo della PEC per le aziende.

 
03/04/2015 - Draghi non si lascerà intimidire (Giuseppe Crippa)

La Corte di giustizia europea è composta da un giudice per ciascuno Stato membro, quindi 28 membri, che giudicano collegialmente. Se ci sarà una decisione plenaria, la BCE potrebbe vincere 27 a 1. Quindi credo proprio che Draghi non si lascerà intimidire. PS Non vedo neppure lontanamente una relazione tra questa azione contro la BCE ed i provvedimenti del governo verso le Popolari: però se la vede Credit...