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SPY FINANZA/ Usa, Cina e Giappone: è tornata la crisi globale

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Ma tranquilli, non solo la crescita Usa deve farci temere. Anche quella cinese, infatti, gode tutt'altro che di buona salute e sempre più osservatori, anche istituzionali, cominciano a mettere pubblicamente in dubbio il dato del 7% di Pil che il premier Li Keqiang continua ostinatamente a difendere come benchmark per l'intero anno in corso. La Cina ha patito un calo del 15% dell'export, la crescita della produzione industriale più bassa dal 2008 e volumi di trasporto su rotaia spaventosamente limitati. Insomma, a livello aggregato stiamo parlando del peggior dato di Pil degli ultimi sei anni. 

Nel mio articolo di martedì, poi, vi mostravo - parlando del "commodity glut" - come le forze deflazionistiche innescate dall'azione delle Banche centrali avessero compresso i prezzi delle materie prime, agendo però di concerto proprio con la minor domanda di metalli produttivi da parte della Cina, driver degli ultimi dieci anni di produzione commodity nel mondo e ora in netta flessione. Altro sintomo di rallentamento netto della crescita, oltre che di cambio della politica economica da parte del governo centrale. C'è poi il lato valutario, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, visto che il combinato di dollaro forte, yen ed euro deprezzati dalle manovre di stimolo di BoJ e Bce e volontà politica di mantenere lo yuan non troppo debole verso il biglietto verde in vista della decisione del Fmi sulla sua inclusione a ottobre nel paniere delle monete benchmark globali, la divisa cinese nell'ultimo anno ha conosciuto un apprezzamento a doppia cifra. 

Cosa significa tutto questo? In primo luogo che per quanto Pechino continui a negare, un Qe in piena regola è ormai quasi inevitabile. E in secondo, parlando da una prospettiva legata al Pil, che quanto sta emergendo a livello macro, settimana dopo settimana, rende i numeri ufficiali sempre più opachi e meno credibili, un qualcosa che i mercati prima o poi potrebbero cominciare a prezzare o, peggio, voler constatare di persona operando su valuta o sulla bolla del mercato azionario del Dragone. Il quale, l'altro giorno, ha battuto un altro record, come ci dimostra il secondo grafico: solo la scorsa settimana sono stati aperti oltre 4 milioni di nuovi conti titoli! Praticamente in Cina fanno trading tutti, dai pensionati ai ragazzini! 

Ma tornando al Pil, in molti cominciano a mettere in dubbio anche i criteri di accountability cinesi, ad esempio quanto venga calcolata e come l'inflazione nel computo del dato di crescita o la stessa metodologia di composizione del dato aggregato e disaggregato del Pil. Di più, il dato del 7% di per sé appare lunare, ma rappresentando la peggior lettura da sei anni a questa parte avrebbe dovuto mostrare nell'economia reale dei segni di contrazioni come quelli conosciuti da Usa o altre economie entrate in fase di rallentamento, mentre la Cina fornisce cifre a spizzichi e bocconi e poco altro, forte della sua impenetrabilità. 

È d'altronde palese come le cifre ufficiali, poi, facciano a cazzotti con alcuni dati difficilmente manipolabili, come quello appunto della produzione industriale, un proxy diretto del dato di crescita: bene, al netto di un Pil al 7% abbiamo una lettura della produzione in crescita al 5,6% annualizzato nel mese di marzo, il peggior livello dalla fine del 2008. Tanto che il professor Carsten Holz dell'Università di scienze e tecnologia di Hong Kong, autore di un report sulle statistiche del Pil cinese, ha parlato chiaramente di «atroce assenza di trasparenza», avanzando poi un sospetto. Ovvero, i leader cinesi hanno due book, uno di dati manipolati per la pubblicazione e uno reale su cui basare le scelte sapendo realmente cosa accade nell'economia? 

Quasi certamente è così, visto che sempre più banche e centri di analisi danno per fasullo il dato del 7% e cominciano a elaborare dati e stime utilizzando i dati macro pubblici od ottenuti in qualche modo. Il terzo grafico ci mostra e compara quattro ipotesi di dati "reali" del Pil cinese rispetto alla lettura ufficiale, traete pure voi le conseguenze del caso a livello di sostenibilità della sedicente ripresa a livello globale, tenendo bene a mente il dato del Pil Usa del primo trimestre di quest'anno. 

 

 

 



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COMMENTI
30/04/2015 - Quotazioni oro (Massimo Di Valerio)

Che strano : dopo il balzo dell' oro pare che qualcuno lo abbia ributtato in basso dopo poche ore... Solita vendita di oro cartaceo ??? Chi ne sa di più mi scriva qualcosa.Grazie.