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SPILLO/ Quella "buona liquidazione" della banca "che non doveva fallire"

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Tim Geithner (Infophoto)  Tim Geithner (Infophoto)

La ri-regulation poi effettivamente varata dall'amministrazione Obama  ha invece sostanzialmente lasciato intatti - "a piede libero" - istituzioni e banchieri del 2007-2008: anche e soprattutto attraverso l'iperliquidità dei vari Quantitative easing successivi, che non a caso hanno assunto carattere semi-permanente. E questo ha certificato la "vittoria" - forse definitiva - di Wall Street, che ha sancito la praticabilità dello scarico sulle collettività globali di costi, rischi e perdite di un business della moneta ormai totalmente privatizzato.

Neppure il Ceo di Lehman - Dick "Coltello" Fuld - è mai stato inquisito e tanto meno processato. E negli Stati Uniti - dov'è perfino vietato fotografare gli imputati nelle aule dei tribunali - nessuna intercettazione telefonica ha mai registrato quanto si dissero i big names di Wall Street prima e dopo quel fine settimana. È assai probabile che Paulson o il capo della Fed di New York - Tim Geithner, poi segretario al Tesoro con Obama - abbiano registrato colloqui e conferenze. Ma non se n'è mai vista traccia sui medianeppure in "Stress Test", le memorie di Geithner ancora quasi fresche di stampa.

Sul merito del crac Lehman - quindi anche sulla questione ri-posta da Repubblica - non c'è quindi nulla di paragonabile alle narrazioni giudiziarie che in Italia stabiliscono la verità spesso in tempo reale. Andò così quando le prime intercettazioni dei colloqui dell'allora governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio finirono sui giornali in modo talmente rapido da riuscire a "correggere" la Banca d'Italia: che vedeva con favore l'Opa della Popolare di Lodi su AntonVeneta e non quella dell'Abn Amro. Due anni dopo, invece, nessuna intercettazione tempestivamente pubblica mise sull'avviso l'opinione pubblica che la Banca d'Italia di Mario Draghi stava per autorizzare la disastrosa acquisizione di AntonVeneta da parte di Montepaschi. Dalla "buona liquidazione" di Lehman apprendiamo invece che la stessa banca Usa, alla vigilia del crac, stava lavorando a "project Palio", scalata via derivati su Rocca Salimbeni. E se Lehman non poteva o non doveva fallire, chissà come sarebbe andata a finire a Siena.

A rigore, comunque, il Monte, non è fallito. Peccato: ci mancheranno le narrazioni giudiziarie che accompagnano in Italia processi per bancarotta (non quelli per falso in bilancio, come quello chiesto ieri dalla Procura di Milano). E anche una "buona liquidazione" come quella celebrata da Repubblica per Lehman.



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