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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La "grande bolla" che tiene in piedi gli Usa

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Dall'ottobre 2008, infatti, l'aumento di tutti i prestiti C&I è di 220 miliardi di dollari, ma il 100% di questo è da mettere in conto alla crescita del 37% dei leveraged loans in essere dal 2008. Il problema, insomma, è che l'operato distruttivo della Banche centrali, soprattutto a livello di mis-pricing del debito, ha innescato una generale e irrazionale corsa al rendimento che sta attraendo fondi sempre maggiori verso collocazioni anti-crescita, anti-occupazione e finalizzate alla distruzione di capitale: ovvero, il contrario delle implicazioni storiche del prestito verso l'impresa. Insomma, l'utilizzo ancora una volta massimo della leva impone che quelle aziende usino i soldi per il servizio del debito, non per l'acquisizione di nuovo capitale produttivo: insomma, Wall Street non presta soldi perché alle aziende serve finanziamento per assets produttivi, ma solo perché alla speculazione, ai money managers e alle banche serve disperatamente rendimento per i loro portafogli. In parole povere, si fanno debiti a leva attraverso derivati di ingegneria finanziaria per pagare dividendi e commissioni agli azionisti del private equity degli stessi organismi che prestano denaro. 

La solita "macchina della bolla" in servizio permanente ed effettivo: quindi, senza il ritorno in grande stile della Collateralized Loan Obligations, quell'aumento dei prestiti C&I non ci sarebbe affatto stato. E quando sono tornati i prodotti della finanza, banditi per un po' dopo il crollo Lehman? Da metà del 2012, quando il programma monstre della Fed ha portato i rendimenti sovrani e dell'investment grade praticamente a zero, costringendo tutti a disperate e titaniche ricerche di rendimento per garantire profittabilità ai portafogli e quindi dividendi e bonus. E pensate che siano solo gli Usa a patire questa situazione? 

Vi sbagliate di grosso, perché come ci dimostra il primo grafico, il Global Leading Indicator di Goldman Sachs conferma che l'economia globale è rimasta in contrazione e in calo per il quarto mese di fila a marzo, con un dato dell'1,2% annualizzato. Sono infatti sei su dieci le componenti sottostanti il quadro macro globale a essere negative, tra cui il Global PMI, l'export coreano, la ratio vendite/inventari giapponesi, l'indice S&P GSCI per i metalli industriali e il Global New Orders Index, mentre tra i quattro favorevoli - ditemi voi se non c'è da ridere - risulta la volatilità del Baltic Dry Index, ai minimi storici! Non a caso, la "croce della morte" presentata dall'ultimo grafico diviene mese dopo mese sempre più inquietante per il suo livello di decoupling: ma si sa, di recessione e nuova crisi non bisogna parlare, altrimenti si viene subito catalogati come "gufi" dal manovratore che non deve essere disturbato. Allo stato attuale dell'arte, Kuroda. Draghi e la Yellen andrebbero processati per crimini economici contro l'umanità.

 

 

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