BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ I numeri che smontano i "miracoli" di Usa e Giappone

Negli Usa le stime sull’economia sono state riviste al ribasso, come in Giappone. Le politiche delle Banche centrali, spiega MAURO BOTTARELLI, non hanno funzionato

Infophoto Infophoto

Dunque, ora che il Re della ripresa Usa è nudo, cosa dobbiamo aspettarci? Soltanto a metà della scorsa settimana, il capo economista di Goldman Sachs, Jan Hatzius, aveva pubblicato un report dall’eloquente titolo “Hiking rates in the name of financial stability”, di fatto un documento che spiegava le ragioni macro per le quali era non solo ormai inderogabile ma positivo e necessario che la Fed si decidesse finalmente ad alzare i tassi di interesse almeno di un quarto di punto, atto che sta terrorizzando il mondo da oltre sei mesi a questa parte. Insomma, due giorni prima della pubblicazione dello sconfortante dato sull’occupazione nel settore non agricolo di venerdì scorso, il motore immobile di Wall Street sentenziava che era ora di tornare al minimo sindacale di normalità per la politica monetaria. E venerdì sera cos’è accaduto? Miracolo, Hatzius è stato folgorato sulla via di Washington è si è rimangiato tutto, scrivendo a chiare lettere che stante i dati poco confortanti sul mercato del lavoro «l’economia Usa potrebbe non essere ancora pronta per un rialzo dei tassi», nonostante quasi una decade a ridosso dello zero.

Non stupitevi, Hatzius è lo stesso che un anno fa parlava di crescita Usa oltre il consenso generale nel 2014, prevedendo un +2,9% schiantatosi poi contro la realtà (anch’essa drogata) del 2,4%. Addirittura, tre mesi fa Goldman Sachs prevedeva un +3,0% di Pil nel primo trimestre di quest’anno, un dato che da allora la banca d’affari ha più volte rivisto al ribasso, arrivando all’attuale 1,1%, senza scomodare la previsione di inizio anno di un rendimento del decennale Usa al 2,6% al 31 marzo, contro la realtà di un +1,84%. Insomma, diciamo che la carriera di chiromante è esclusa per molti analisti di Goldman. Ma veniamo al documento di venerdì sera, nel quale Hatzius scrive che «il dato sull’occupazione di oggi è stato deludente, visto che l’aumento sia salariale che occupazionale di marzo è stato minore delle attese e frutto di revisioni al ribasso dei mesi precedenti, questo nonostante il cattivo tempo abbia pesato sul dato», dimenticando che giovedì scorso è stata la stessa Goldman a dimostrare, grafici alla mano, che quest’anno ha nevicato il 30% in meno dello scorso.

Ancora, «le condizioni inflazionistiche sono un ostacolo molto grande. Date le ultime notizie, incluso un rallentamento dell’inflazione annualizzata all’1,4%, la crescita salariale nominale al 2% e il calo di alcuni indicatori di aspettative inflazionistiche di lungo tempo, essere ragionevolmente fiduciosi per un’inflazione che ritorni nel target del 2% è qualcosa di arduo». Eh già, ma cos’ha fatto finalmente aprire gli occhi a Goldman? Tre cose, sostanzialmente. Primo, l’impatto dei bassi pezzi petroliferi che ora comincia davvero a fare male, il fatto che gli Usa stiano importando deflazione sia dal Giappone che dall’Ue e, soprattutto, l’impossibilità ontologica di negare ancora l’evidenza di una ripresa economica farsesca, a partire dal dato dell’occupazione, nonostante il tasso dei senza lavoro resti negli Usa al 5,5%.

Guardate il primo grafico a fondo pagina, dimostra chiaramente come il miracolo dei baristi e dei camerieri di cui vi ho parlato la scorsa settimana, ovvero le categorie che hanno visto i massimi incrementi occupazionali a fronte di paghe basse e pessime condizioni contrattuali, sia già finito, visto che l’ultimo dato al loro riguardo parla del più basso incremento mensile dal giugno del 2012, questo nonostante il Wall Street Journal abbia più volte glorificato questo bacino di nuovi lavori, quasi ci fosse da essere fieri di un’economia, la prima al mondo, che si basa su Martini cocktail preparati e portati al tavolo. Ma non basta, cari lettori. Guardate gli altri due grafici, i quali ci mostrano chiaramente come l’America, a dispetto del libro e del film, sia invece un Paese per vecchi.

 

 

 


COMMENTI
07/04/2015 - Realtà e Rabbia (Moeller Martin)

Trovo gli articoli di Mauro Bottarelli sulla finanza squisiti ed istruttivi. Tendente al catastrofismo o al complottismo? Non credo, solo tanta rabbia e frustrazione nel constatare come dati inconfutabili e sotto gli occhi di tutti vengono sistematicamente stravolti pur di assecondare una visione distorta della realtà. L'italia è purtroppo molto esposta a questa propaganda che si riflette in posizioni populiste che coinvolgono oramai tutti i partiti, dalla Lega al PD. Un esempio? L'Inghilterra, dipinta come saggio paese non Euro e non fiscal-compact, ammirati per i risultati 2014, pil a + 4% con deficit al 7%. L'aritmetica elementare ci insegna che il saldo tra +4 e -7 è -3, e quindi nel 2014 l'Inghilterra si è impoverita del 3% così come l'Italia. Il problema è la gente ci crede, arrivando a sostenere che il debito sia solo un trucco contabile. Poveri noi!

 
06/04/2015 - Svizzera docet (Elio Campagna)

Non mi sembra catastrofista ma scruta la zona pericolo che esiste sempre. Io invece chiederei di allargare le sue analisi (USA e Japan vs Euro) anche alla Svizzera. Chiederei di non considerare l'argomento Svizzera a sé ma di richiamarla sempre, se possibile. Secondo me è importante tenerla a mente perché ciò le sta succedendo è una possibile anticipazione della fine delle altre aree valutarie: la resa delle banche centrali. Inoltre la sua economia è molto sensibile all'estero (non ha nulla se non montagne e alta produttività e ops... finanza). Ecco considererei la Svizzera una sorta di laboratorio di uno scenario ipotetico (come la salita del franco/marco?), insomma illustrissimo Bottarelli sfrutti tutte le sue competenze e non si lasci sfuggire questa realtà economica ipotetica pur con le diversità del caso. Infine, come avevo scritto già qui a lei, anni fa, grazie ancora per offrirci la sua competenza in materia: ci sono tanti giornalisti economici ma lei è tra i pochi con la G maiuscola! Buona Pasqua!

 
06/04/2015 - Critiche...e mai una proposta. (marco pezzi)

Leggo con interesse i Suoi articoli, se non altro perchè rappresentano sempre il lato oscuro degli eventi. La crítica che mi permetto muovere è che Lei si dimostra eccezionalmente bravo nel dimostrare le Sue teorie, complottiste a volte, ma non riesce MAI a proporre una alternativa, una soluzione. Sono sempre convinto che schierarsi dalla parte dei catastrofisti senza avere una soluzione sia troppo comodo, direi pigro. Probabile dimostrazione di chiusura mentale. Saluti.