BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Iran, la "finta pace" che serve agli affari degli Usa

Pubblicazione:martedì 7 aprile 2015

Infophoto Infophoto

Per Brian Friedman, presidente dell'Israel Investment Advisors, il quale controlla un fondo privato che investe nel Paese, «con l'Europa che sembra stabilizzarsi e altri mercati export che continuano a crescere, Israele ha cominciato a toccare il fondo e ora a risalire, cambiando completamente traiettoria economica». La scorsa settimana il Tel Aviv 25 è salito del 3%, dopo il +6,9% del mese di marzo, il +12,1% da inizio anno e il +16,1% degli ultimi 12 mesi, stando a dati di FactSet. Addirittura, alcuni analisti vedono le proprie stime di aumento del Pil del Paese al livello attuale del 3,5%: «Occorre sempre ricordare che, nonostante sia in Medio Oriente, Israele somiglia più a un'economia sviluppata occidentale, dove esiste la rule of law, fattispecie inesistente in qualsiasi altro Paese della regione», conclude Friedman. 

Inoltre, il mercato azionario israeliano ha dato vita a una politica aggressiva di offerta di equities, tanto che al recente Israel Investment Seminar tenutosi a New York, il numero uno della Borsa di Tel Aviv, Yossi Beinart, ha reso noti piani per attrarre ulteriori investitori, tra cui la possibilità di permettere alle aziende israeliane di adottare le procedure Gaap. E poi la Borsa israeliana, in collaborazione con la BlueStar Indexes, ha annunciato il lancio del Tase-BlueStar Israel Global Technology Index, che traccerà le 57 maggiori aziende tecnologiche e che servirà come benchmark per i fondi legati agli indici: «Israele è un leader dominante nell'high-tech. Stiamo promuovendo attivamente questa industria e incoraggiando gli investitori internazionali a credere maggiormente e finanziare ad ampio spettro e con fiducia le aziende israeliane», ha concluso Beinart. 

E mentre il mercato in Israele cresce, altrove cala: l'indice Egx egiziano è calato del 6% lo scorso mese, quello di Dubai del 4,6% e l'All Share del Bahrain del 2,9%: inoltre, l'Etf Spdr S&P Emerging Middle East & Africa è salito del 3% quest'anno, contro il solo 0,17% dell'S&P's 500 newyorchese. Per Friedman, «la crescita macroeconomica sta cominciando ad accelerare. Abbiamo vissuto una breve recessione dopo il conflitto a Gaza della scorsa estate, un qualcosa che ha colpito soprattutto la spesa per consumi. Da allora, Israele ha fatto molto a livello di riforme economiche e questo ci consente adesso di viaggiare con il vento in poppa». 

Insomma, Israele vola, mentre altri mercati dell'area, dopo essere stati debitamente sfruttati, ora cominciano a calare, anche per le tensioni geopolitiche crescenti: l'indice egiziano, ad esempio, negli ultimi tre anni è cresciuto del 41,6%, contro il solo 24,6% di Israele nel medesimo periodo. Ora però i fondi stranieri scappano dal Cairo e le tensioni potrebbero vedere Tel Aviv sempre più centro finanziario dell'area, potendo contare oltretutto su una special relationship con l'alleato americano, non tanto a livello ufficiale quanto con i ben più importanti corpi intermedi dell'Amministrazione e con le forze armate. 

E le necessità economiche e geopolitiche Usa, oggi, sono sempre più simili e legate a quelle del Paese della stella di David: Israele deve depotenziare la minaccia iraniana, soprattutto ora che l'Ue sembra aver offerto un ramoscello d'ulivo a Teheran, mentre gli Usa hanno bisogno di instabilità su larga scala tra Iran e Arabia Saudita, al fine di innescare un potente shock al rialzo del prezzo del petrolio, utilizzando lo Yemen come campo di battaglia. La presenza cinese nell'area, poi (se le notizie russe in tal senso verranno confermate), potrebbe darci una conferma indiretta dell'altissimo livello di potenziale geostrategico che risiede nell'ultimo conflitto divampato in Medio Oriente: anche in questo caso, come per l'Isis, dimenticatevi fanatismi e dispute confessionali, siamo al redde rationem per un nuovo ordine internazionale, il quale utilizza la finanza per muovere le pedine in Occidente e l'Africa come campo di battaglia operativo, basti vedere l'ultima strage perpetrata in Kenya in un college dove si forma la futura classe dirigente del Continente (ieri, bontà loro, le forze dell'aeronautica militare keniota si sono decise a bombardare gli avamposti di Al Shabaab), in assoluta e stranissima contemporanea con un assalto da parte di cellule legate ad Al Qaeda a un penitenziario yemenita, da cui sono stati fatti fuggire circa 200 militanti dell'organizzazione che fu di Osama Bin Laden. 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >