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FINANZA/ Iran, la "finta pace" che serve agli affari degli Usa

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Sorprendentemente, infatti, in questi giorni, il flusso di denaro che sta riversandosi negli oil funds non conosce sosta, soprattutto per quanto riguarda i tre principali fondi, Uso, Oil e Uco. Quest'ultimo, poi, è unico nel suo genere visto che si tratta di un Etf che utilizza la leva, soprattutto sotto forma di derivati, a un livello tale da corrispondere al doppio (200%) della performance quotidiana del benchmark sottostante, ovvero il Bloomberg Wti Crude Oil Sub-Index. E proprio grazie a questo uso spregiudicato del leverage, che si basa su un'esposizione 2X della performance quotidiana e non della performance totale dell'indice di riferimento, gli speculatori utilizzano Uco come un investimento a rischio nel breve ma potenzialmente miliardario in caso di rimbalzo del prezzo, visto che dal giugno 2014 - proprio a causa del crollo - il total return del fondo è stato un disastroso -81,29%. 

Ma chi sta investendo in Uco, almeno stando ai dati del quarto trimestre del 2014, nonostante il timore per il continuo aumento delle scorte Usa e la decisione dell'Opec di non tagliare la produzione (decisione interamente presa dal numero uno del cartello, ovvero proprio l'Arabia Saudita)? Goldman Sachs, Deutsche Bank, Lpl Financial, Morgan Stanley, Barclays, Trellus Management e altri grossi hedge funds, ovvero non proprio clientele retail che cercano un investimento sicuro per far fruttare i risparmi di una vita di lavoro. E stiamo parlando non di investimenti minimi ma di centinaia di migliaia di dollari, nel caso di Goldman addirittura milioni. La quale, proprio pochi giorni fa, ha calcolato come il prezzo attuale del petrolio non sia sostenibile, visto che con il barile sotto i 60 dollari, l'industria petrolifera globale potrebbe affrontare una perdita da oltre 1 triliardo di dollari entro la prossima decade. E cosa muove le scommesse azzardate dei contrarians per un rialzo dei prezzi già quest'anno? Proprio i conflitti in Medio Oriente, destinati a giocare un ruolo fondamentale nel rialzo delle quotazioni attraverso una riduzione dei canali di offerta del greggio. 

Vi sembra uno scenario troppo estremo, quasi fantapolitico? Datemi retta, l'America - il "Deep State" che si muove nei gangli del potere e li indirizza attraverso finanza, lobbies e forze armate - è in profonda agitazione, sommovimenti sono in corso e una svolta nei rapporti internazionali è ormai non più prorogabile, serve un nuovo ordine duraturo. Ce lo ha confermato ieri l'ex segretario al Tesoro, Larry Summers, il quale in un articolo durissimo contro la politica estera americana titolato "Time US leadership woke up to new economic era", ha definito lo scorso marzo, «il mese che potrebbe essere ricordato come quello in cui gli Usa hanno perso il ruolo di sottoscrittore del sistema economico globale... Con i patti statunitensi non onorati e le politiche americane che bloccano il tipo di finanza che le altre nazioni vogliono offrire o ricevere attraverso le istituzioni esistenti, la Cina ha avuto via libera nel creare l'Asian Infrastructure Investment Bank». 

Già, la Cina, il grande incubo statunitense del nuovo millennio. La stessa Cina che manda truppe in Yemen come fosse il giardino di casa. Qualcosa, di grosso, è in lavorazione. E poi, pensateci bene, se l'accordo sul nucleare iraniano fosse stato davvero una cosa seria e non un pretesto mascherato per gli interessi Usa, a vostro modo di vedere avrebbero garantito un ruolo da protagonista a Federica Mogherini? 

State attenti a ciò che vi raccontano. E, soprattutto, a ciò che non vi raccontano. 

 

(2- fine)

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