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Economia e Finanza

RIPRESA?/ Il "nemico" che toglie la (vera) crescita all'Italia

A differenza che negli Usa, in Europa, e particolarmente in Italia, le prospettive occupazionali sono fosche, nonostante i timidi segnali di ripresa economica. L’analisi di UGO BERTONE

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Rallenta la ripresa dell’occupazione in Usa. Ma le Borse, a differenza di quel che è accaduto nel recente passato, non festeggiano la notizia. Fino a pochi mesi fa, ogni notizia negativa sul fronte dell’occupazione veniva salutata con un certo sollievo dai mercati, quale garanzia sulla continuazione della politica espansiva della Fed. Oggi, però, fanno capolino altre preoccupazioni. Certo, la frenata allontana nel tempo l’aumento dei tassi. Ma i benefici della liquidità abbondante sono sempre più modesti: le aziende non hanno bisogno di soldi e la montagna di quattrini che le banche hanno depositato presso la banca centrale (così come sta avvenendo in Europa) fa pensare che l’aumento, lieve e graduale nel tempo, che la Fed si accinge a varare non cambierà la congiuntura almeno nel breve. 

In cambio, i dati sul lavoro, assieme alla frenata della produzione industriale e dei consumi di beni durevoli, dimostrano che la ripresa Usa non è poi così solida. La sensazione, poi, è che qualsiasi accelerazione della congiuntura, sarà vanificata dai rialzi del dollaro. Insomma, il Qe aiuta. Ma è assai difficile passare dalla convalescenza alla piena guarigione, anche se i risultati ci sono e si vedono. La disoccupazione è al 5,5%, la metà dei tassi europei. E tornano a salire le buste paga, ultimo caso Mc Donald’s, a dimostrazione che si avvertono le prime tensioni sul mercato del lavoro. 

Questi successi sono però temperati dal disagio, anche psicologico, provocato dalla costante caduta di attività tradizionali e non, investite dall’irruzione di nuove tecnologie e nuovi metodi di lavoro. La prospettiva di fabbriche, uffici e anche centri di ricerca affidati a robot è ormai tangibile e fa da eloquente sfondo agli incubi del cittadino comune. La sensazione, in sintesi, è che l’economia Usa sia destinata a crescere a ritmo ridotto, frenata dal dollaro, ma anche dalla latitanza degli spiriti animali Usa. 

Uno sguardo su quanto accade in Usa serve a capire quanto lunga sarà la strada della ripresa europea. Il Vecchio continente entra nel secondo trimestre del 2015 con un carica d’entusiasmo sconosciuto da otto anni, cioè prima dello scoppio della grande crisi. Lo confermano i dati sulla ripresa dell’industria, le previsioni favorevoli sull’andamento dei consumi e altri indicatori positivi sugli umori delle famiglie. Ma alla grande festa continua a mancare un ingrediente essenziale: l’occupazione. E si dà per scontato, al di là degli slanci retorici, che il miglioramento della congiuntura, non porterà grandi progressi in materia.