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J'ACCUSE/ Pelanda: "Tassa e spendi", il modello-Renzi ci porterà nel baratro

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Nei prossimi giorni saranno più chiari i dettagli sia della bozza di legge finanziaria 2016 (Def), che verrà approvata in autunno dopo la valutazione della Commissione europea, sia del Progetto nazionale di riforme (Pnr), anch'esso da sottoporre all'approvazione dell'Ue. Tuttavia, già ora è visibile la logica di fondo che ispira il governo: la priorità non è la crescita, ma mantenere inalterata la spesa pubblica, limandola solo quel tanto che serve per mantenere l'equilibrio di bilancio richiesto dalle regole europee. 

Non si può dire che il governo non voglia tagliare le tasse, ma nelle sue dichiarazioni appare che lo farà solo se avanzerà qualcosa: prova, appunto, che non sente la priorità di attuare uno stimolo fiscale forte. Né si può dire che il governo non voglia ridurre gli sprechi in alcuni settori. Ma si deve annotare che le risorse così liberate saranno impiegate per aumentare la spesa pubblica in altri. 

Come definire questo riformismo? È chiaramente un tentativo di rendere sostenibile e compatibile con le regole europee il modello "tassa e spendi" tipico della sinistra che cerca un'armonizzazione tra Stato e mercato, seguendo le soluzioni già sperimentate dal pragmatismo di Clinton, Blair e Schroeder. Da un lato, è positivo che la sinistra italiana tenti questa modernizzazione pur in ritardo di decenni, ma considerando che la sinistra francese ancora non vuole farla. Dall'altro, va annotato in base a evidenti dati tecnici che tale riformismo non sarà sufficiente per rimettere l'Italia sul binario di una crescita economica capace di ridare lavoro a chi lo ha perso e ai giovani, nonché di rendere sostenibile l'enorme debito pubblico, riducendolo. 

Questo scenario è stato enfatizzato recentemente dal Wall Street Journal: un'Italia a bassa crescita prospettica e alto debito è una mina per l'Eurozona molto più della Grecia. Bocciatura del governo? Non è posizione politica, ma semplice analisi della realtà: nel 2014 la pressione fiscale e la disoccupazione sono aumentate e oggi mostrano che non scenderanno granché nel 2015. 

Il governo promette che non aumenterà l'Iva, ma non che ridurrà la pressione fiscale complessiva. In conclusione, il pur rimarchevole attivismo del governo sta ritardando, ma non invertendo, il destino di implosione dell'Italia. 


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COMMENTI
08/04/2015 - Ma quale evasione? Dalle carceri? (claudia mazzola)

Io le tasse le pago tutte accidenti. Che mondo! Meno male c'è la Madre Chiesa dove posso respirare, sorridere e guardare in faccia la Verità: che la vita è bella nonostante la politica.

 
08/04/2015 - Incredibile (Alessandro Di Giacomo)

Continui a credere nelle favole che le hanno raccontato per anni..... l'evasione, la grande evasione.... è tutto lì il problema dell'italia... ahhaah

 
08/04/2015 - VALUTAZIONI ERRATE (RUGGIERO DAMBRA)

IL PELANDA DIMENTICA UNA COSA IMPORTANTE?IL RENZI NON PUO ABBASSARE LE TASSE SE NON CI SONO I FONDI,SECONDO ME BASTERREBBE CHE I FURBI EVASORI PAGHERREBBERO IL DOVUTO NON STARREMMO QUA A PARLARE?TUTTI QUANTI SIAMO CAPACI DI CRITICARE,SU GIORNALI IN TELEVISIONE,SIAMO DIVENTATI TUTTI ECONOMISTI SPECIALIZZATI?IL LIBERTISTA BERLUSCONI PER I SUOI SEGUACI PRIMA HA ROVINATO IL PAESE ITALIA ED POI L'ANNO LASCIATO NELLA MERDA?E' CHI A FATTO LE SPESE DI TUTTO QUESTO SONO SEMPRE I POVERI OPERAI E PENSIONATI,E' NON DI CERTO LEI PELANDA CHE VENDE FUMO NELLE SUE VALUTAZIONI I PAESI DI CUI HA CITATI SONO PAESI CHE PAGANO FINO ALL'ULTIMO CENTESIMO DI TASSE DOVUTE AI CAPITO