BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPILLO/ Quel pasticcio brutto Ue sulle tasse delle banche italiane

La Ue avanza all'Italia richieste sulle regole fiscali applicate alle banche italiane: emerge ancora una volta il rischio-discriminazione dell'Azienda-Italia in Eurpa. di GIANNI CREDIT

Antonio Patuelli, Presidente Abi (Infophoto)Antonio Patuelli, Presidente Abi (Infophoto)

Il nuovo pasticcio brutto creato dalla Ue in tema delle cosiddette "tasse differite" delle banche italiane - al solito - sembra ultra-tecnico. Ma ha una spessa sostanza finanziaria alla vigilia delle assemblee di bilancio delle grandi banche italiane; ed è ultra-politico, sia all'interno che all'esterno dei confini italiani, allorché il governo Renzi si è appena misurato con il Def, cioè con un budget 2016 "senza tagli e senza tasse" da sottopporre al vaglio di Bruxelles.

La Commissione avrebbe invece chiesto proprio in questi giorni chiarimenti ai quattri "paesi periferici" (Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) sul trattamento fiscale delle imposte anticipate nei bilanci bancari: voci che - secondo i principi contabili internazionali - possono essere considerate "crediti fiscali" e collocati fra le attività patrimoniali. L'applicazione teorica, "da manuale", li concepisce nella situazione ordinaria di redditività delle banche, stabilità dei mercati e reale armonizzazione delle normative tributarie fra paesi-membri della Ue finanziari. Quando le banche producono utili possono utilizzare i cosiddetti "deferred tax assets" per compensare debiti fiscali e contributivi che via via maturino verso l'Erario.

Non è la situazione in cui si sono trovate le banche italiane in prima linea sotto l'urto del super-spread alla fine del 2011. È stato allora - lo ha ricordato ieri sera l'Abi in una nota di "sorpresa e preoccupazione" - che il Parlamento italiano "ha modificato il regime delle Dta consentendo in specifici casi quale, ad esempio, il verificarsi di una perdita fiscale (con l'impossibilità quindi di recuperare una parte delle imposte pagate anticipatamente) una quota parte delle Dta sia convertita in credito di imposta e dunque in una posta che può essere compensata (con altri debiti fiscali o contributivi) o anche ceduta". Questo - in ogni caso - a lato di un altro intervento correttivo del 2013: il taglio da diciotto anni a cinque anni del periodo di svalutazione delle perdite su credti, riducendo il problema sia di generazione delle Dta sia di disallineamento fiscale rispetto a tutti gli altri paesi europei".