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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I grandi affari delle banche (alla faccia dell'economia reale)

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Tanto più che gli emittenti high-yield sono incentivati a rifinanziarsi a tassi artificialmente compressi e che paiono destinati a restare tali per molto, molto tempo: c'è però un problema, ancorché ancora solo ipotetico. In un mondo dove la fame insaziabile per le obbligazioni è la regola, ma dove la nuova regolamentazione scoraggia le banche dalla pratica di market making, cosa potrebbe accadere se un accidente (leggi il Grexit) o uno shock esogeno (qualche scherzo della Fed, escalation geopolitiche o una nuova crisi valutaria dei mercati emergenti legata al rallentamento cinese e al dollaro forte) dovesse spingere la gran parte degli investitori del mercato secondario verso la porta d'uscita, di fatto lasciando quel mercato senza nessuno che garantisca liquidità? Ma perché porsi certe domande quando il Qe dell'Eurotower sta offrendo un'enorme possibilità di finanziarsi a costo zero ad aziende la cui credibilità è pari a quella di una gelateria al Polo Nord e, soprattutto, sta per garantire succulenti introiti alle banche d'investimento? 

Già, perché a fronte di una regolamentazione più stringente, il Qe permette enormi margini sull'attività di trading, visto che il programma di acquisti puntella un periodo di rafforzamento nei marcati di capitale europei, con un aumento nei tassi e nella volatilità valutaria, un combinato che si traduce in trimestri di grossi guadagni a livello di revenues macro per le banche. In gergo, i profitti del trading su reddito fisso, valute e materie prime vengono definiti Ficc e sono storicamente un fonte enorme di profitto per le banche, ma le nuove regole e il trading elettronico negli ultimi anni hanno ridotto e non di poco quel margine, tanto che nel 2014 le revenues da Ficc per le dieci principali banche d'investimento sono calate del 7%, stando a calcoli della Coalition. Addirittura, i bilanci che supportano i mercati del trading sono calati del 20% dal 2010 e del 40% in termini di rischio bilanciato, con una possibile ulteriore riduzione del 15-20% nei prossimi due anni, stando ad analisi di Morgan Stanley. 

Ma grazie al Qe, ecco che potrebbe arrivare la svolta, visto che il trading su reddito fisso potrebbe ora porre fine a cinque anni di contrazione, tanto che Anshu Jain, chief executive di Deutsche Ban, ha definito il programma della Bce, «di profonda importanza per l'Europa e le sue banche, visto che si potrà vedere una progressione che vada a colpire di margini di interessi netti, ma che garantirà un beneficio alle revenue da vendita e trading», alla faccia delle critiche di facciata di Jens Weidmann e della Bundesbank. E chi beneficerà maggiormente? Chi ha un più sviluppato franchise denominato in euro, ovvero Bnp Paribas, Deutsche Bank, Hsbc e Societe Generale, oltre a JP Morgan che è la banca che vanta la presenza maggiore a livello di revenues da Ficc. 

Certo, il programma è appena iniziato ed è difficile stimare il suo impatto sulle entrate della banche, ma economisti della Fed hanno calcolato che la aziende operanti a Wall Street hanno introitato circa 653 miliardi di dollari solo in commissioni sulla vendita di bonds durante il programma di stimolo monetario. Di più, quando la stessa Bce lanciò il programma Ltro nel tardo 2011, le revenues nel business sui tassi migliorarono l'anno seguente, arrivando a 29 miliardi di dollari dai precedenti 27,4 miliardi. Le banche, poi, beneficiano della fluttuazione dei prezzi e della volatilità, poiché questo permette loro di alzare i margini sui vari trades a causa del rischio maggiore sull'esecuzione, oltre a permettere un aumento delle vendita di strumenti di difesa, ovvero l'hedging.