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SPY FINANZA/ I grandi affari delle banche (alla faccia dell'economia reale)

Pubblicazione:mercoledì 8 aprile 2015

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Prima di entrare nel merito dell'articolo di oggi, una breve ma doverosa premessa. A commento del mio articolo di lunedì, infatti, un lettore mi rimproverava di saper solo criticare e di non offrire mai una soluzione all'attuale caos che regna sui mercati, arrivando sul finale a ritenere questo mio atteggiamento un segnale di chiusura mentale. Ora, lo ringrazio per i complimenti e lo invito - come ho già fatto in passato con altri miei critici aprioristici, visto che non ho mai avuto il piacere di essere contestato nel merito di cifre e dati - a non leggere più i miei articoli, ma mi preme sottolineare una cosa, per lui e per tutti: il compito del giornalista è raccontare i fatti, non trovare soluzioni. Dio ci scampi da un mondo dove chi dovrebbe informare, possibilmente in maniera libera e indipendente, si tramuta invece in tuttologo pronto a risolvere i guai del pianeta: per quello, nella fattispecie che mi riguarda, ci sono i banchieri (centrali e non), i politici e i cosiddetti regolatori (Bri, Fmi, Banca Mondiale, ecc), non i giornalisti. I quali, infatti, occupati com'erano a cercare soluzioni ai mali del mondo, salvo rarissime eccezioni, non si sono accorti dell'arrivo della peggiore crisi finanziaria dal 1929 e oggi, per la gran parte, non si accorgono che viviamo in mercato distorto che ha come prima vittima proprio quegli Usa che invece vengono spacciati come la nuova locomotiva economica del mondo. 

A Milano si dice "ofele' fa el to mesté", ovvero ognuno faccia il proprio mestiere e non si improvvisi demiurgo. Sei mesi fa ho detto e scritto ciò che andava fatto a mio modo di vedere, ovvero bloccare le manovre di stimolo in maniera graduale, operando nel contempo una seria review dei bilanci bancari - non la farsa degli stress test - in modo da dare vita a una bad bank che risolvesse, una volta per tutte, l'unico grande problema: ovvero, banche sottocapitlizzate ed esposte alla leva come hedge funds che per questo motivo non prestano soldi a cittadini e imprese, facendo morire l'economia reale a tutto guadagno della finanza. Fatto questo, ripristinare subito il Glass-Steagall Act che differenziasse nettamente e regolamentasse banche commerciali e d'investimento, con pene severissime in caso di violazione. Non hanno voluto farlo e hanno proseguito con il Qe globale, quindi io proseguo con il mio lavoro: raccontarvi la crisi, con cifre e fatti. E, vi assicuro, mi sento deontologicamente a posto con me stesso. Scusate la digressione ma mi sembrava giusto affrontare la questione, una volta e spero per sempre. 

Ora veniamo ai fatti, decisamente interessanti, a mio modo di vedere. Nel fine settimana, infatti, il quotidiano californiano Orange County Register ha pubblicato un'intervista con l'ex re dell'obbligazionario, quel Mohamed El-Erian per anni mente di Pimco, il più grande bond fund del mondo e oggi apprezzato commentatore della scena economica e finanziaria. E cosa ha detto El-Erian all'intervistatore che gli chiedeva come fossero investiti i suoi risparmi, se in bond o azioni? «Sono per la maggior parte concentrati in contanti. Non è una scelta grandiosa, visto che vengono in parte erosi dall'inflazione, ma penso che molti dei prezzi degli assets siano stati spinti dalle Banche centrali verso livelli molto alti». Ancora l'intervistatore: stiamo avvicinandoci a una bolla? «Torniamo per un attimo alle Banche centrali, le quali osservano dinamiche come la crescita, la disoccupazione, i salari. Bene, sono tutti molto bassi. Non hanno gli strumenti di cui necessitano, ma si sentono obbligati a fare qualcosa. Quindi, fanno salire artificialmente i prezzi degli assets mantenendo a zero i tassi di interessi e utilizzando i loro bilanci per comprare assets. Perché questo? Perché pensano in questo modo di innescare il cosiddetto "effetto benessere". Ovvero, quando apri lo statino della tua busta paga, vedi che il salario è cresciuto e quindi andrai a spendere. E, di conseguenza, le aziende che producono quei beni vedono crescere il valore delle proprie azioni e crescerà così anche il numero di persone che vuole investire. Ma oggi come oggi c'è un gap enorme tra prezzi degli assets e fondamentali. La Fed ha spinto tutti quanti verso il mercato, quindi penso che sia sensato ridurre la propria esposizione verso gli assets più trafficati». 


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