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SPY FINANZA/ Dagli Usa alla Cina le "frenate" in arrivo sui mercati

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In parole povere, Ibm, Viacom e compagnia bella non stanno emettendo debito a ritmi record per finanziare il capex, bensì per garantire liquidità ad attività più gradite agli azionisti, leggi buybacks e dividendi. Ora, la tabella a fondo pagina ci mostra quali altre grandi aziende Usa, una volta che arriverà maggio e si tornerà alla stagione dei buybacks, dovranno seguire le orme di Ibm e Viacom e smettere di ricomprare proprie azioni per il semplice fatto di dover preservare il proprio rating IG in futuro: che dite, non paiono pesci piccoli, vero? 

Si tratta infatti delle aziende più grandi quotate allo S&P's 500 che negli ultimi dodici mesi hanno ricomprato propri titoli per 2 miliardi di dollari o più e la cui ratio debito/Ebitda oggi sta pericolosamente prendendo una china da "fallen angel"! Capito, tra i mille altri motivi, perché Kocherlakota ha sentito il bisogno di parlare en plein air di possibile Qe4? 

Ma, come vi dico da giorni, non è solo l'America ha proseguire lungo una rotta suicida. Prendete l'Ue, ad esempio. Martedì la Bce ha reso noti i risultati del primo mese di Qe, il quale ha registrato acquisti obbligazionari per 47,7 miliardi di euro con la Germania principale "beneficiaria" con un controvalore in bonds di 11,1 miliardi di euro, ovvero il 23,4% degli acquisti totali mensili. La Bce ha poi reso nota anche la durata media della carta acquistata, con la Spagna al massimo del bucket in virtù di maturazioni a 11,7 anni, la Germania a metà con 8,12 anni e la Slovenia al minimo come 6,3 anni. Tutto largamente atteso dai mercati, i quali infatti non hanno fatto una piega, ma qualcosa in contemporanea con la pubblicazione del dato sembra aver fatto aggrottare un po' le ciglia al buon Mario Draghi. Ovvero, il dato sul budget tedesco, il quale ha visto il settore pubblico postare un surplus per il 2014 di 6,4 miliardi di euro, grazie a forti introiti fiscali dovuti all'economia in ripresa, contro il deficit da 7,2 miliardi di euro del 2013. 

In parole povere, non solo Berlino ha un bilancio in pareggio, ma per la prima volta da mezzo secolo, lo scorso anno ha registrato un surplus. E cosa significa questo? Semplice, che la Germania non ha bisogno di emettere debito e visto che la Bce deve monetizzare 11 miliardi di quel debito al mese, questo significa che - come vi dico da ben prima che il Qe iniziasse - le emissioni nette tedesche sono già oggi solidamente negative, come ci mostra il grafico a fondo pagina che mostra la discrepanza tra domanda/offerta di debito tedesco rispetto al programma di acquisto della Bce comparato con quello della Bank of Japan. 

Insomma, come vi ho già detto, o la Bce comincia a comprare anche sotto il livello di rendimento del tasso di deposito, ovvero -0,20%, scassando il suo bilancio, o dovrà chiudere in anticipo il suo programma di acquisto, stante la mancanza di assets eligibili. C'è quindi da sperare nel potenziale rally innescato dalle parole di Kocherlakota, anche perché proprio ieri dalla Germania è arrivata un'altra notizia: ovvero, il peggior calo degli ordinativi industriali da giugno (-1,3% annualizzato), il secondo mese di calo consecutivo, fattispecie che non accadeva dal maggio 2013, nonostante il miracoloso dato della fiducia degli industriali tedeschi sia in aumento da cinque mesi a questa parte. 

 

 


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