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SPY FINANZA/ Dagli Usa alla Cina le "frenate" in arrivo sui mercati

Pubblicazione:giovedì 9 aprile 2015

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E come ha reagito il Dax, l'indice di Francoforte, a questa notizia? Da pazzi, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, essendo un mondo di pazzi quello in cui viviamo, visto che in contemporanea la Spagna andava in negativo fino alla scadenza obbligazionaria a 6 mesi e addirittura la Svizzera trada uno yield negativo sul decennale, al -0,055%! Ma attenzione, perché in Germania qualcosa sembra bollire in pentola, visto che Handelsblatt ha dato mandato a un istituto di ricerca di creare un nuovo indice di misurazione dell'inflazione, il quale viene guardato con molta attenzione dalla Bundesbank e che ha fornito nella sua prima rilevazione il risultato che ci mostra il secondo grafico. Ovvero, i prezzi al consumo in Germania sono saliti del 2,4% nel 2010, ma da allora hanno cominciato un calo che all'inizio di quest'anno si è sostanziato in un approdo in territorio negativo, ma questo va comparato con un aumento dei prezzi degli assets del 4,4% solo per il primo trimestre di quest'anno. 

E a cosa è dovuta questa sconnessione, a detta dell'indice? Alla politica di allentamento monetario della Bce! Insomma, questo nuovo indice - i cui risultati verranno ora pubblicati ogni trimestre - dimostra di fatto come i prezzi, nonostante il dato Cpi stagnante, siano in realtà saliti e molto in Germania, un qualcosa che alla Bundesbank fa subito alzare le antenne per il rischio di una deriva weimariana di iper-inflazione. Quindi, se i prezzi al consumo restano al palo, la Bce sta facendo salire quelli di assets, ponendo a rischio la ripresa, già compromessa nel dato degli ordinativi industriali: il buon Jens Weidmann non aspettava altro. 

Ma non basta, perché sempre ieri l'indice giapponese Nikkei ha chiuso a 19.789,81 punti (+0,76%), dopo che il board della Banca centrale nipponica ha reso noto, al termine di due giorni di meeting, che manterrà invariata la politica monetaria, ovvero per raggiungere il miraggio dell'inflazione del 2% a medio termine continuerà ad acquistare asset annuali per 80.000 miliardi di yen (665 miliardi di dollari). E c'è di più, perché restando in Asia, sempre ieri i listini cinesi hanno festeggiato l'annuncio della Borsa di Shanghai, la quale permetterà ai singoli investitori di aprire trading account multipli con broker diversi e ai fondi comuni di poter accedere al trading-link appena lanciato che unisce Shanghai a Hong Kong, finora utilizzato solo per i titoli azionari. Insomma, sempre più investitori con la terza media o meno - come vi ho dimostrato nell'articolo di ieri - potranno lanciarsi nel casinò della mega-bolla equities del Dragone, evviva! 

Già, perché ieri lo Shanghai Composite ha sorpassato per un breve periodo la soglia dei 4mila punti, estendendo ulteriormente il più grande rally azionario in atto nell'attesa da parte della Banca del Popolo di ulteriori manovre di stimolo per aiutare l'economia. Certo, lasciamo perdere il fatto che questo sia sostenuto da un margin debt, ovvero soldi presi in prestito dallo shadow banking per comprare azioni, superiore al triliardo di yuan (quadruplicato in meno di un anno) e con l'80% dei partecipanti al mercato che sono investitori individuali, sono particolari insignificanti. E poi, cosa ci importa se sempre lo Shanghai Composite è valutato 15,3 volte rispetto agli utili stimati per i prossimi dodici mesi, comparata a una media a cinque anni di 10,2, stando a dati di Bloomberg e che il settore tecnologico sia tradando a una media di 220 volte i profitti riportati, il più costo tra gli altri sotto-indici al mondo, sono bazzecole! 

 

 


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