BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Dagli Usa alla Cina le "frenate" in arrivo sui mercati

Pubblicazione:giovedì 9 aprile 2015

Infophoto Infophoto

Ci siamo, la sciarada pare che volga finalmente al termine. Lo scorso ottobre, fu l'ineffabile James B. Bullard, capo della Fed di St. Louis, a rinvigorire i mercati Usa dopo un calo del 10% pronunciando la sola parolina che volessero sentire: Qe4. Oggi, stranamente con tutti gli indici frazionalmente distanti dai massimi assoluti ma con il timore del rialzo dei tassi che aleggia formalmente nelle sale trading, ecco che il presidente della Fed di Minneapolis, Narayana Kocherlakota, si è sentito in dovere di proferire queste parole: «C'è inoltre un argomento teorico da prendere in considerazione riguardo un acquisto di assets oggi, in caso l'economia si bloccasse». Boom! Direte voi, ieri Wall Street ha sfondato i record: no, ha chiuso in negativo. Certo, il calo ulteriore del petrolio dopo due giorni di rialzi artificiali dovuti agli algoritmi impazziti ha pesato, ma c'è dell'altro, ovvero la necessità di qualcosa di più che meri segnali. Ma vedrete, il sasso gettato da Kocherlakota nello stagno dell'economia Usa non tarderà a innescare almeno un effetto placebo, tanto più che è stato tirato alla vigilia della pubblicazione delle minute dell'ultimo meeting della Fed, più segnale di così! 

Per il numero uno della Fed di Minneapolis, addirittura, la Banca centrale Usa dovrebbe aspettare la metà del 2016 per alzare i tassi, per poi salire gradualmente e raggiungere il 2% solo alla fine del 2017: musica per le orecchie di Wall Street. Per Kocherlakota «il solo parlare di aumento dei tassi rappresenta una politica di contrazione, un qualcosa che può sostanziarsi in un freno della performance economica sia in termini di crescita che di occupazione». D'altronde, è solo dal 2008 che abbiamo i tassi zero negli Usa, un po' di pazienza! «Continuo a pensare che sarebbe un errore alzare l'obiettivo di range dei tassi nel 2015, occorre farlo più tardi e con maggiore lentezza di quanto avvenuto nel 2004-2006», ha concluso Kocherlakota. 

Ma perché proprio ora questa intemerata? Semplice, per ciò di cui parliamo da giorni: il Qe ha permesso un eccesso di emissioni obbligazionarie a rischio e un rialzo dei tassi - o anche solo una salita degli spread come evento anticipatore di questo - potrebbe schiantare il mercato, ancora una volta esposto alla leva su livelli non gestibili con politiche ordinarie. E la cosa va avanti da parecchio, visto che lo scorso anno la punta dell'iceberg fu rappresentata da Ibm, multinazionale impegnata come molte altre a emettere debito come non si fosse un domani per finanziare non investimenti ma buybacks azionari (altrimenti come si tiene alta la valutazione del titolo, garantendo i bonus ai manager?), ma che ci mostrò plasticamente come la politica della Fed avesse messo a rischio il concetto stesso di investment grade come rating per l'obbligazionario corporate Usa. 

I primi due grafici a fondo pagina, ci mostrano infatti quale fosse il livello di leverage di Ibm sul proprio debito e il fatto che, come conseguenza, i buybacks cominciarono a rallentare e il titolo a perdere seccamente terreno. Poi fu la volta di Viacom, anch'essa schiacciata dal debito e rallentata nella prosecuzione della propria campagna di riacquisto titoli: da rating Baa2/BBB, arrivò addirittura alle soglie della valutazione "junk". Detto fatto, ecco che lunedì pomeriggio Viacom ha reso noto il seguente comunicato: «Viacom sospenderà temporaneamente il suo programma di buybacks da 20 miliardi di euro per restare entro la ratio obiettivo di leverage». 

Bene, guardate gli altri due grafici: ci dicono come IBM e Viacom non siano affatto sole, visto che il livello medio di esposizione alla leva per aziende IG (Investmente Grade) e per le cosiddette "fallen angels", ovvero "gli angeli caduti", aziende che sono state in passato IG, non è mai stato così alto! E Citigroup, nella sua analisi, è stata impietosa: «Se il leverage sale oggi perché sta finanziando la crescita di domani allora non è una cosa cattiva. Sfortunatamente, non è quanto sta accadendo». 

 

 

 


  PAG. SUCC. >