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DALLA GRECIA/ Il "taglia e cuci" di Tsipras per salvare Atene

Pubblicazione:venerdì 1 maggio 2015

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Di sicuro, la "linea rossa" non verrà oltrepassata, al massimo il governo cederà, secondo indiscrezioni, su privatizzazioni (i due porti di Pireo e Salonicco), su alcune ristrutturazioni della burocrazia centrale delle entrate, sul blocco delle pensioni anticipate e sulla tredicesima per le pensioni inferiori ai 770 euro, sulla conferma dell'Enfia (la nostra Imu), sull'abolizione delle agevolazioni fiscali. Le scelte indicano che si pagheranno i balzelli che Tsipras aveva promesso di abolire. Su pensioni e lavoro non se ne parla, per il momento. La decisione verrà discussa a giugno nel corso della "trattativa pesante".

O la va o la spacca. Tutto questo lavorio per arrivare a un accordo temporaneo - ponte, minimo o a gradini, a seconda dell'interlocutore - che faccia tirare il fiato al Paese, ormai prossimo all'asfissia. Tsipras scommette ancora su una stretta di mano, e sul suo rapporto personale con Frau Merkel. Si presume della stessa qualità di quello che la Cancelleria stabilì con Samaras e Papandreou. Poi si sono visti i risultati appena sono comparsi al tavolo delle trattative il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, o l'algido olandese presidente dell'Eurogruppo

Da Bruxelles fanno sapere al primo ministro che non ci sarà un accordo senza "un costo politico", tradotto: senza che non siano previsti tagli alle pensioni e la riforma dei rapporti di lavoro. Tradotto in volgare: niente soldi in cambio di niente. Quale sia la conclusione di questo martirio non è dato sapere, è questione di pochi giorni, forse.  

Investiamo nell'esito positivo delle trattative. Quello negativo fa venire i brividi al 75,6% di greci che chiedono che il Paese resti "a qualunque costo" nella zona Euro - persino il 66,2% di elettori Syriza è d'accordo. Sicuramente su queste e altre percentuali si dovrebbe soffermare Tsipras, dopo aver ripassato Pitagora. Trascorso un mese, un mese e mezzo, si dovrà ritornare al tavolo delle trattative, forse anche prima, qualora ci sia da definire un terzo pacchetto di aiuti che dovranno essere approvati da tre Parlamenti. È arduo immaginare, data la cronistoria di questi tre mesi, come si svolgeranno i colloqui tra Atene e Bruxelles, quando si dovrà decidere quale sarà il prezzo da pagare per garantire la sopravvivenza del Paese. A condizione che si arrivi a giugno senza incidenti finanziari o politici. I primi potrebbero essere imprevedibili, come i secondi. 

Il disegno legge dovrà passare al vaglio del Parlamento, e nessuno è sicuro che la maggioranza voti compatta. I circa trenta deputati, partigiani della rottura con l'Europa feudo tedesco e delle vele al vento verso un "glorioso avvenire" con l'aiuto di Cina, Russia, Brasile e altri Paesi, voteranno a favore, oppure daranno un ultimatum al governo: o noi o la salvezza del Paese? A mente fredda non si può imputare a loro la colpa del loro massimalismo. Era noto da tempo. Eppure sono stati eletti, dunque la colpa ricade sugli elettori? No, in ragione che Syriza e il suo giovane leader - cui stanno già crescendo i primi capelli bianchi - erano l'unica opzione possibile perché gli avversari erano si erano "bruciati" perché ritenuti responsabili del disastro economico e sociale. 

"Arriva la speranza!" urlava Tsipras, concludendo la lettura delle sue promesse sull'imminente fine dell'austerità. Sapeva che la speranza è l'ultima a morire.



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