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DALLA GRECIA/ Referendum e dipendenti statali: la nuova sfida di Tsipras all'Ue

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Alexis Tsipras (Infophoto)  Alexis Tsipras (Infophoto)

"A causa del licenziamento delle donne delle pulizie del ministero delle Finanze, le toilette per il pubblico resteranno chiuse". Si leggeva su un cartello, incollato alla porta di color rosso, in un ufficio delle imposte. Erano una cinquantina ed erano state licenziate per ragioni di risparmio. Da quel giorno si sono arroccate sotto i portici, accanto al ministero, per protesta. Sul loro reintegro si era speso il ministro Varoufakis, nel discorso del suo insediamento, affermando che parte dei fondi destinati ai consulenti sarebbe stata usata per questo scopo. Ieri, tra dichiarazioni a uso propaganda e lacrime, le donne hanno festeggiato la loro vittoria. Negli ultimi due anni erano diventate per la sinistra la metafora del disastro imposto dal Memorandum. Dunque tra le tante notizie che si rincorrono, una almeno è positiva. Qualcuno ha ritrovato il lavoro, ovviamente nel settore pubblico. Sembra che i disoccupati del settore privato, che sono la maggioranza, non interessino al governo. Per questo milione e mezzo di persone c'è sempre tempo e si deve aspettare che qualche "capitalista" venga a investire.

Un'occasione troppo ghiotta per ministri che si sono spesi in dichiarazioni trionfali. La vice ministro (con le lacrime agli occhi) Nadia Valavani: "Ciò che succede oggi deve essere l'inizio di un qualcosa che succederà domani in tutto il Paese. Così con la dignità possiamo percorrere una strada che apre un'altra pagina". Cosa succederà? Che qualche migliaia di impiegati pubblici verranno reintegrati, a dispetto delle aspettative delle "Istituzioni" europee. Il ministro Varoufakis ne ha approfittato per inviare un messaggio ai colleghi europei: "Le nostre riforme non hanno alcun rapporto con quelle che, per decenni, hanno tenuto il Paese nel sottosviluppo e nelle ingiustizie". A mente fredda le parole "sottosviluppo e ingiustizie" dovrebbero tradursi in "classe politica corrotta", mentre "incapacità di riforme sociali" sembra essere funzionale al fatto che è più gratificante indicare il "nemico alle porte di casa" piuttosto che mettere ordine nella casa stessa.

Com'era ovvio, Varoufakis si è dichiarato "ottimista" sul risultato della riunione dell'Eurogruppo. E all'unisono tutti i ministri sono fiduciosi nel progresso delle trattative. Tranne alcuni, con a capo il ministro Panagiotis Lafazanis, secondo cui il governo non deve firmare alcun accordo, che superi la "linea rossa". Il Paese ha soluzione alternative per sopravvivere e per svilupparsi, ha aggiunto, e la resa ai creditori sarebbe la pietra tombale della sinistra. Beh, almeno lui è onesto perché è più preoccupato del futuro della sua sinistra di quanto non lo sia per il Paese che governa. I suoi colleghi sono più ambigui. Resta da chiarire quanti sono i suoi proseliti. Uno è sicuro: un parlamentare, passato dal Pasok, a Sinistra Democratica (forza politica sparita) poi a Syriza ha fondato una nuova corrente dentro il partito e l'ha chiamata "Supporto popolare per una posizione anti-Memorandum”.


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