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Economia e Finanza

RIMBORSO PENSIONI/ Ecco la via d'uscita ai "diktat" di Europa e Consulta

Per FRANCESCO DAVERI, il governo deve impegnarsi ad approvare in anticipo i punti principali della legge di stabilità, chiarendo quanta parte andrà in riduzione d’imposte

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

La sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni finirà sotto la lente della Commissione Ue. Il buco da 13 miliardi che si è aperto con la bocciatura della deindicizzazione stabilita dalla legge Fornero sta creando molta apprensione a Bruxelles, la cui linea è quella di concedere flessibilità sui conti in cambio di riforme. Una concessione che nel caso dell’Italia rischia di arenarsi di fronte alla decisione dei giudici costituzionali. Ne abbiamo parlato con Francesco Daveri, professore di Scenari economici all’Università di Parma.

Renzi ha affermato: “La Consulta non dice che bisogna restituire tutto”. E’ veramente così?

Dare un’interpretazione autentica di una sentenza della Consulta è sempre difficile. La Corte costituzionale si esprime sui principi, e poi sono i governi che devono trasformare i pronunciamenti generali in decisioni che hanno effetto sui saldi di finanza pubblica. Un margine per Renzi esiste, perché di fatto la sentenza della Consulta richiama articoli della Costituzione sull’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, sulla proporzionalità del reddito che uno riceve a fronte di un impegno di lavoro e sulla non disparità dei trattamenti.

In che modo il governo italiano può soddisfare le richieste sia della Consulta sia della Commissione Ue?

Le richieste che vengono dalla Consulta si possono dividere in una parte che determina un aggravio permanente sui conti pubblici e una parte che serve solo a sanare i mancati pagamenti del passato. Poniamo che un pensionato abbia diritto a ricevere 2mila euro, perché nell’arco di quattro anni non gli sono stati dati 500 euro l’anno. L’aggravio permanente è di 500 euro per il bilancio pubblico, mentre gli altri 1500 servono per restituirgli gli arretrati.

E quindi?

La Commissione Ue è preoccupata soprattutto per i 500 euro, cioè per la componente permanente, in quanto ciò cui si guarda è soprattutto al disavanzo strutturale. Esiste quindi un margine per il governo, nel momento in cui si rimarca una differenza tra uscite temporanee e parzialmente permanenti provocate dal pronunciamento della sentenza numero 70.

Come ritiene che vadano reperite le risorse?


COMMENTI
13/05/2015 - Campa cavallo! (Silvano Rucci)

Che ad alcuni lavoratori nel 2014 sia stato aumentato il salario mentre ad alcuni pensionati nel 2015 non venga riconosciuto l'adeguamento della pensione al costo della vita è paradossale! Se non ci fosse stato l'intervento della Consulta i pensionati sarebbero ancora al "campa cavallo", oltre a cercare di non ammalarsi e mantenere i figli disoccupati! Evidentemente occorre urgentemente fare le riforme atte a soddisfare le richieste Ue!