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SPY FINANZA/ Grecia, Italia, Cina: il "filo rosso" che fa tremare i mercati

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Il problema è che mentre ci si concentra sulla Grecia, ovvero su una pulce, non ci si rende conto che c'è un elefante che sta per ribaltarsi. Guardate il primo grafico a fondo pagina, ci mostra come i titoli azionari cinesi non siano mai stati così cari rispetto ai bond da almeno sei anni a questa parte. Per la prima volta dal giugno del 2009, il rendimento sugli utili allo Shanghai Composite è sceso sotto il livello di quello delle obbligazioni corporate con il massimo dei rating: e cosa ci dice questo? Che se la storia insegna qualcosa ed è destinata a ripetersi, l'ultima volta che questo è accaduto il rally del 100% dei titoli durato un anno ha poi visto, nell'arco di un mese, una correzione del 20%, aggravatasi poi nei mesi successivi. 

E la Banca del Popolo, cosa fa? A detta della Xinhua News Agency poco o nulla, visto che sul suo sito lunedì non ha avuto intuizione migliore che quella di ricordare che «il mercato rialzista non significa guadagni in un solo verso, visto che molta gente che ha preso in prestito denaro per comprare titoli potrebbe essere colpita anche da una piccola correzione». Ma guarda, un problemino di margin debt, quello di cui vi parlo da un mese. Tanto che per l'agenzia, «un regolatore deve ricordare il suo ruolo primario, ovvero proprio quello di regolare e non quello di aiutare i mercati a entrare in un corso rialzista "rallentato". I cambiamenti frequenti della Banca centrale, ovvero ottimista sul futuro dei mercato quando questo cala e cauta quando il mercato sale, potrebbe erodere rapidamente la sua credibilità». 

Insomma, i nodi vengono al pettine: Vegas si accorge del rischio bolle da Qe, la Cina comincia a capire che sta mal gestendo un rally insostenibile rispetto ai fondamentali e il Fmi pare stufo di mantenere in piedi artificialmente la Grecia (casualmente proprio ora che il mercato obbligazionario comincia a tornare in subbuglio e un aggravamento della situazione potrebbe far molto comodo alla Fed in vista del Qe4). 

Ma c'è di più e ce lo mostra il secondo grafico, ovvero il fatto che stando a dati resi noti venerdì scorso le sofferenze bancarie per le banche cinesi sono salite di 141 miliardi di yuan solo nel primo trimestre di quest'anno, l'aumento a tre mesi più netto di sempre e in grado di portare il totale a qualcosa come 983 miliardi. E stiamo parlando di un Paese il cui carico di debito totale, attualmente a 28 triliardi di dollari, rappresenta una ratio del 280% rispetto al Pil. 

Ma c'è di peggio, perché circa 364 miliardi di quel debito sono denominati in prestiti su proprietà (ovvero con un collaterale rappresentato da proprietà, leggi immobili) e questo ha portato Fitch ad avvertire come «l'esposizione al ramo immobiliare è la più grande minaccia per la tenuta della banche cinesi, visto il grado di dipendenza del sistema bancario dal collaterale in real estate e dai forti legami tra proprietà e altre parti dell'economia». Per capirci, i prestiti legati a proprietà - ovvero mutui residenziali e prestiti corporate legati a proprietà - per le banche che Fitch monitora in Cina sono saliti del 400% dalla fine del 2008 a oggi, contro il +260% dei prestiti in generale. Di più, i prestiti assicurati da proprietà immobiliari rappresentano oltre il 40% di tutti i mutui erogati in essere di quelle banche. Cosa potrebbe accadere se il mercato immobiliare registrasse un calo dei prezzi e quindi una perdita di valore del collaterale posto a garanzia di miliardi e miliardi di prestiti? 

 

 



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