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SPY FINANZA/ Grecia, Italia, Cina: il "filo rosso" che fa tremare i mercati

Pubblicazione:mercoledì 13 maggio 2015

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Attenzione, adesso c'è da aver paura davvero. E questa volta la mia non è ironia. Perché quando un'istituzione storicamente avversa al panico e al catastrofismo come la Consob suona il campanello d'allarme, vuol dire che abbiamo già superato le colonne d'Ercole. Nel corso dell'incontro annuale con il mercato, infatti, il presidente dell'ente di vigilanza sui mercati, Giuseppe Vegas, ha dichiarato che «la quotazione dei titoli in borsa ha subito una crescita repentina e vi è quindi il rischio che si formino "bolle speculative" a causa dell'enorme liquidità affluita sui mercati dopo il Quantitative easing della Bce». Strano, non l'avrei mai detto, a parte per un migliaio di volte negli ultimi mesi. «L'enorme liquidità affluita sui mercati borsistici ha contribuito a innalzare in maniera repentina il valore dei corsi azionari», ha detto Vegas, osservando che «la crescita del rapporto prezzo/utile potrebbe rappresentare un segnale di rischio circa la possibilità che si formino bolle speculative». 

E ancora, «l'intervento della Bce ha consolidato le attese di una possibile rapida inversione della fase ciclica e ha fortemente attenuato la percezione del rischio sovrano, soprattutto per i Paesi periferici dell'Eurozona. Tuttavia, sui mercati finanziari resta il timore di possibili effetti di contagio derivanti dalle rinnovate tensioni in Grecia». Ah già, la mitologica Grecia. La quale lunedì ha rimborsato i 750 milioni di euro che doveva al Fmi, addirittura con un giorno di anticipo. 

Bene, no? Mica tanto, perché se la notizia del rimborso ha goduto dei titoli dei giornali, meno strombazzato sarà il fatto che per pagare quella cifra Atene ha fatto ricorso alle riserve di liquidità presenti sul suo conto presso proprio il Fmi, stando a quanto hanno riferito all'agenzia Reuters due funzionari del governo greco. Insomma, la più classica delle partite di giro: un po' come avere un debito con propria madre e sanarlo con i soldi che la stessa ha versato su un conto speciale per le emergenze. La differenza è che la mamma può attendere o addirittura cancellare il debito, il Fmi no perché statutariamente i fondi presenti nei conti Sdr se utilizzati vanno ripristinati entro un mese. Altrimenti, default. 

E siccome ad Atene lo sanno, ieri mattina presto un portavoce del governo greco si è premurato di far sapere che sono stati trasferiti 600 milioni di euro nella disponibilità degli enti locali e di altri enti pubblici su un conto della Banca centrale, come previsto da un recente provvedimento legislativo finalizzato a gestire una crisi di liquidità: «Alla data di ieri i governi locali hanno trasferito 64,5 milioni di euro e altri enti amministrativi hanno trasferito 535,8 milioni di euro alla Banca di Grecia, per un totale di 600,3 milioni di euro», ha comunicato Gabriel Sakellaridis. Insomma, una sorta di requisizione di fondi per cercare di evitare ciò che ormai è inevitabile: il fallimento della Grecia e la sua potenziale esclusione dall'eurozona. 

Tanto più che proprio il Fmi, stando al quotidiano spagnolo El Mundo, avrebbe espresso, durante l'Eurogruppo di lunedì, la volontà di non partecipare a un possibile terzo salvataggio di Atene, che dovrebbe ammontare a circa 50 miliardi di euro ed essere vitale per la sopravvivenza del Paese. Insomma, questa volta la pantomima sembra davvero arrivata alla fine. 


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