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DALLA GRECIA/ Il "conto alla rovescia" che può condannare Atene

Pubblicazione:giovedì 14 maggio 2015

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Presto e bene non stanno insieme, recita un adagio popolare. Si spera che questo parallelo venga smentito dal governo Tsipras. Dopo tante resistenze, rinvii e altro, Atene adesso ha fretta di chiudere l'accordo con i creditori entro fine maggio. Dunque al lavoro per redigere un disegno di legge "espresso" da presentare in Parlamento in cui verranno codificate quelle riforme di natura finanziaria e fiscale già concordate con Bruxelles. 

Nel Consiglio dei Ministri dell'altro ieri, Tsipras ha chiarito che il governo si è attenuto alle decisioni prese il 20 febbraio e ha fatto tutti i passi necessari. Adesso - ha aggiunto - tocca ai creditori fare i passi necessari per dimostrare rispetto verso la volontà dei popoli. Ma ha ribadito che la "linea rossa" non verrà superata perché - ha affermato - dobbiamo proteggere i lavoratori e i pensionati. Dobbiamo proteggere la famiglia "popolare" saccheggiata da cinque anni di austerità.

Nella stessa seduta si è deciso di archiviare per il momento l'ipotesi di una consultazione referendaria. Una scelta obbligata dopo le dichiarazioni del numero uno dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, il quale ha spiegato che la Grecia può indire il referendum, ma soltanto dopo aver votato in Parlamento le riforme potrà accedere ai finanziamenti. Tuttavia, nel pomeriggio di ieri, il suo fantasma è ricomparso sulle agenzie in  quanto, ha spiegato il ministro del Lavoro, Panos Skourletis, l'accordo "non si può sottoscrivere sotto la pressione dell'asfissia finanziaria". 

Se entro fine maggio non si arriverà a un accordo - questa volta senza aggettivi - il Paese resterà senza liquidità. Lo ha affermato, da Bruxelles, il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. Alla riunione, il ministro si è presentato con completo scuro, scarpe classiche, camicia bianca infilata nei pantaloni. Pochi hanno notato il suo nuovo look. Poi la conferma ufficiale: sono rimasti poco più di 600 milioni. 

Stando a indiscrezioni, dopo i primi cento giorni di governo Tsipras, sono scomparsi dal mercato tra gli 86 e i 101 miliardi a seconda delle stime. Sono stati prelevati dalle banche 35 miliardi. La caduta del valore borsistico è stata di 20-30 miliardi. Mancano dalla circolazione circa 20 miliardi, 10 sono diventati repos. I debiti verso i fornitori dello Stato sono pari a 3 miliardi, sono stati congelati 2 miliardi per le forniture ospedaliere. Per le esigenze degli ospedali sono stati dati, per il primo trimestre, 43 milioni contro i 500 dello stesso periodo del 2014. Inoltre, se si calcola un avanzo primario del 1,2%-1,5% il governo sarà costretto, per il prossimo semestre, a imporre misure dell'ordine di 2-3 miliardi. Ieri, intanto, l'ufficio centrale di statistica ha comunicato che nel primo trimestre il Pil è sceso dello 0,2%. 


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