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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "bluff americano" della Spagna

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Ma veniamo al numero più impressionante, quello del calo degli occupati registrato ad aprile. Guardate il grafico a fondo pagina, ci mostra come la comparazione tra lavori part-time e lavori a tempo pieno ci rimandi un quadro già visto, quello dell'America di Obama che grazie ai posti legati al programma Obamacare ha visto crescere i dati tendenziali ma otto anni dopo la depressione deve ancora vedere i lavori full-time superare il picco pre-crisi. La Spagna ricorda molto questo paradosso, perché un'economia che parla di Pil a quelle percentuali non può basarsi su un'istituzionalizzazione e una strutturalizzazione del part-time. Almeno non se vuole porre le basi per una ripresa solida che non crolli come un castello di carte al primo scossone e ne vedo almeno un paio all'orizzonte: il voto politico che si terrà tra ottobre e novembre - con Podemos a oggi primo partito - e il rischio di default greco. 

A livello macro, quindi, la Spagna continua a basarsi su dinamiche fragili, alta disoccupazione tamponata in parte solo dall'aumento esponenziale di lavoro part-time o stagionali e una riforma fiscale che, in caso il Pp non dovesse restare al potere, potrebbe anche essere rivista, avendo Podemos già parlato di tassa patrimoniale e ristrutturazione di parte del debito pubblico. Stando a dati ufficiali, solo un lavoro su dieci creato in marzo è per una posizione permanente, mentre il numero di contratti a tempo determinato è cresciuto al tasso doppio di quelli a tempo indeterminato. 

Durante il primo trimestre di quest'anno, il numero di persone che hanno lavorato con contratto temporaneo è cresciuto anno su anno del 5,42%, contro quelli a tempo determinato al solo 2,71%. Stessa ratio per part-time e full-time, con i primi cresciuti nei primi tre mesi di quest'anno al tasso annualizzato del 3,83% e i secondi del 2,91%, con due lavoratori su dieci in Spagna che lavorano meno di 35 ore la settimana. Infine, sempre stando a dati del ministero del Lavoro, nel primo trimestre di quest'anno i tre lavori che hanno conosciuti incrementi maggiori sono quelli del comparto agricolo, i camerieri e gli addetti alle pulizie, con il dato di aprile - mese in cui in Spagna comincia la stagione turistica - che ha visto oltre il 50% dei nuovi lavori legati al ramo alberghiero e con scadenza del contratto entro fine anno. 

Insomma, anche in Spagna non è tutto oro quello che luccica. Certamente meglio un lavoro part-time o a tempo determinato che nulla, soprattutto se l'alternativa è quella della sparizione nell'economia sommersa del nero o peggio del cedimento psicologico alla schiavitù da sussidio (o alla rincorsa di chimere come il reddito alla cittadinanza alla Grillo), ma ripeto la mia obiezione: queste sono basi per una ripresa temporalmente limitata, non strutturali per un cambio di dimensione. Soprattutto, quei posti di lavoro non solo sono limitati a contingenze (il periodo del turismo estivo, che però può anche subire un calo se altre mete meno care della Spagna si lanceranno sulla concorrenza estera, come fece qualche anno fa la Croazia), ma hanno una struttura di per sé limitata e limitante, ovvero incapaci di generare un flusso di spesa e consumo virtuoso per l'economia in generale.