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SPY FINANZA/ Il "bluff americano" della Spagna

Pubblicazione:giovedì 14 maggio 2015

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In parole povere, rischiamo di restare intrappolati in una società di stampo statunitense basata su una moltitudine di persone che vivono "paycheck after paycheck", ovvero i cui consumi o stock di debito vanno a erodere da subito il salario, rendendo impossibili spese ulteriori e soprattutto raccolta di risparmio. Attenzione quindi ai trionfalismi, l'Europa non è l'America e non ha la struttura di mobilità sociale ed economica degli Usa, i quali stanno in questo periodo saggiando essi stessi cosa significhi la distruzione della classe media perpetuata da politiche come quella della Fed a tutto vantaggio unicamente di banche e Wall Street. 

Non avremo mai ripresa reale se non si riattiverà, seriamente e in fretta, il meccanismo di trasmissione del credito verso aziende e famiglie e il Qe della Bce attivato a marzo sta ottenendo risultati tutt'altro che rosei al riguardo, anzi. E con l'Euribor a tre mesi in negativo non è accettabile né il tasso anemico di crescita di prestiti e mutui che stiamo vedendo, né tantomeno la politica perversa di ricarico dei costi attraverso l'applicazione di "spread alla filiale", visto che fino a oggi le banche hanno beneficiato e molto delle politiche governative e degli aiutini dell'Ue. 

Serve fare una cosa e in questo caso forse l'esempio spagnolo può essere calzante: turarsi il naso e accettare l'idea della bad bank per il sistema bancario zombie italiano, in modo da riprezzare portafogli di detenzioni azionarie ma soprattutto abbassare gli stock devastanti di sofferenze e incagli. Dopodiché, chiedere una moratoria parziale dall'implementazione di Basilea III e parlare molto chiaramente ai banchieri: la festa, adesso, è finita, si torna a gestire risparmio ed erogare credito, chi vuol fare soldi con trading e derivati rinuncia a raccolta e filiali (sportelli bancomat inclusi). 

Ma tornando alle dinamiche spagnole, che sono poi quelle europee, vi anticipavo il secondo rischio che si corre, ovvero il cosiddetto "Grexit". Bene, il grafico a fondo pagina ci dice che potrebbe essere molto vicina la sua ora. Tranquilli, non sono impazzito del tutto: si tratta dei guadagni del titolo Fortress Paper Ltd. negli ultimi cinque giorni di trading, +74% ai massimi da quindici mesi, un boom inspiegabile anche per il management dell'azienda canadese che ha detto di essere all'oscuro di qualsiasi ragione possa averlo innescato. Ma cosa fa la Fortress Paper Ltd? Lo dice il nome stesso, è nel ramo cartario e controlla al 100% la sussidiaria Landqart AG, leader mondiale nella manifatture di banconote e certificati di sicurezza. Guarda caso, al picco della crisi nel 2012 si registrò un rally simile sul titolo quando, con timing e delicatezza perfetti, la Fortress Paper Ltd annunciò di aver ricevuto un ordine per la stampa di banconote, immediatamente facendo pensare a un'uscita imminente dall'euro di Grecia o Spagna o Italia. 

Questa volta il titolo sta salendo non sulla scorta di una notizia reale ma forse su due certezze: primo, è pronto il design per sei nuove banconote di dracma (all'epoca ve ne avevo mostrate alcune) e nelle istituzioni europee si parla sempre più apertamente di una possibile soluzione legata a una valuta parallela per Atene. Coincidenze? Può essere. O forse no. 

 



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