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SPY FINANZA/ Il "bluff americano" della Spagna

Pubblicazione:giovedì 14 maggio 2015

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Nel giorno in cui l'Istat certificava un primo segnale di ripresa del Pil italiano nel primo trimestre di quest'anno, da più parti sentivo risuonare la medesima musica (spesso strumentale al fine di screditare l'azione di politica economica del governo, verso la quale come sapete sono tutt'altro che tenero): occorre guardare al modello spagnolo, l'unico che ha saputo risorgere dalla crisi. E, in effetti, i numeri sono tutti dalla parte di Madrid. 

La stima preliminare del Pil del primo trimestre della Spagna ha mostrato un incremento dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti, stando a dati resi noti dall'Ufficio di statistica spagnolo (Ine), aggiungendo che a livello annuale il Pil, sempre nei primi tre mesi dell'anno, si è espanso del 2,6%. Invece l'indice dei prezzi al consumo armonizzato (Ipca) preliminare è sceso dello 0,7% su base annuale nel mese di aprile, visto che a marzo l'indice dei prezzi al consumo armonizzato era sceso dello 0,8% sempre a livello annuale. E ancora, il numero di cittadini registrati come disoccupati presso i servizi sociali spagnoli ad aprile è sceso di 118.923 unità rispetto a marzo, toccando quota 4 milioni e 333.016, la maggiore flessione mai registrata in tale mese dal 1996, quando sono iniziate le serie storiche. Rispetto all'aprile 2014, i disoccupati registrati in Spagna sono scesi di 175.495 unità, un calo pari al 7,5%. Intendiamoci, parliamo sempre di un tasso di disoccupazione del 23,8% nel primo trimestre di quest'anno, il dato peggior dell'eurozona dopo la Grecia, ma il calo è davvero impressionante. 

E quale sarebbe il segreto del successo del governo Rajoy? A inizio anno, l'aliquota fiscale massima è scesa dal 52% al 47%, mentre la minima da 27% a 24% e, in caso alle elezioni di fine anno il Pp dovesse essere confermato alla guida del Paese, l'intenzione è di abbassarle ulteriormente nel corso del 2016 rispettivamente al 45% e 23%. Per Holger Sandte di Nordea, «le riforme fatte in economia cominciano a essere visibili in Spagna e la riforma della tassazione è stata di fondamentale importanza». Resta però un Paese in deflazione da dieci mesi, ma si sa che con una crescita del genere gli effetti negativi della bassa inflazione tendono a essere mitigati, almeno sul breve-medio periodo, tanto che essendo dovuta principalmente al calo del prezzo del petrolio e non essendo espansa ad altri beni e servizi, di fatto funziona come "taglio fiscale" destinato ad aumentare i consumi. 

Per Credit Suisse, «è tempo di raccolto per l'economia dell'Europa del Sud, la quale si sta rafforzando in modo significativo e l'ottima ripresa della Spagna può essere l'esempio per mostrare i risultati degli sforzi applicati nelle riforme strutturali», tanto che gli analisti di Hsbc hanno alzato il loro target di crescita per il 2015 dal 2,1% al 2,7%, poco più in basso del target di espansione del 2,9% preventivato dal governo. 

Attenzione però a quello che vi dico sempre, ovvero a guardare anche sotto la superficie delle cose. Primo, la serie di risultati eclatanti legati al Pil spagnolo è cominciata guarda casa quando l'esecutivo ha arbitrariamente deciso di includere da subito nel computo della crescita anche le attività illegali come spaccio e prostituzione: ed è triste dover ammettere come queste due voci pesino e non solo in Spagna. 


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