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BANCHE E POLITICA/ Il "golpe" di Renzi che aiuta gli speculatori

Pubblicazione:venerdì 15 maggio 2015 - Ultimo aggiornamento:venerdì 15 maggio 2015, 9.39

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Le banche popolari - come rammenta la mozione - nascono, infatti, in Lombardia alla metà del XIX secolo e ivi, oggi ancora, esse svolgono una funzione che incide sull'assetto economico-sociale in misura maggiore di quanto accade altrove in Italia. D'altra parte, l'art. 117, co. 3, Cost. attribuisce alla competenza legislativa cosiddetta concorrente delle Regioni a statuto ordinario la materia delle "casse rurali, aziende di credito a carattere regionale": ciò nonostante, e di contro allo specifico legame delle banche popolari con i territori locali, lo Stato ha introdotto una disciplina non solo di principio, bensì anche di dettaglio, senza tenere in alcun conto le prerogative regionali. Di qui la determinazione della Regione Lombardia di impugnare in via principale la legge di conversione del d.l. n. 3/2015.

Tali istituti rappresentano una delle forme di esercizio dell'attività bancaria da parte di società cooperative (pertanto ricadente nell'area di tutela dell'art. 45 Cost.), l'altra essendo quella delle banche di credito cooperativo. L'aggettivo "popolare" può infatti essere utilizzato esclusivamente da banche che assumono la struttura di società cooperative: esso segnala il diretto legame di tali istituti con l'art. 47 Cost, che impegna la Repubblica a favorire l'accesso del risparmio alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese, e trova altresì positivo riscontro nell'art. 29, co. 4, del Testo unico bancario (Tub), in forza del quale "il numero minimo dei soci non può essere inferiore a duecento. Qualora tale numero diminuisca, la compagine sociale deve essere reintegrata entro un anno; in caso contrario la banca è posta in liquidazione".

La struttura, l'organizzazione e il funzionamento delle popolari corrispondono quindi al principio di mutualità, quale "metodo essenzialmente democratico di produrre" (E. Simonetto, La cooperazione e lo scopo mutualistico, in Riv. soc., 1971, 279 ss.), che è presente anche in tali banche "e si rivela, nel sistema normativo, sufficiente a fondare l'identità e l'organizzazione cooperativistiche dell'impresa" (G. Oppo, Quesiti in tema di trasformazione e fusione eterogenea di banche popolari, in Banca borsa tit. cred., 1992, I, 780): il voto è capitario (una testa un voto, dunque, a prescindere dal numero di azioni possedute), ciascun socio non può detenere, anche indirettamente, azioni che eccedano l'1% del capitale sociale, non è ammesso che la nomina dei componenti degli organi di amministrazione sia confidato a terzi estranei alla compagine societaria, vige il principio della cosiddetta porta aperta, salva la possibilità che il consiglio di amministrazione respinga la domanda di ammissione (ma con obbligo di motivare "avuto riguardo all'interesse della società, alle prescrizioni statutarie e allo spirito della forma cooperativa"), la quota di utili che, detratto il 10% da destinare obbligatoriamente a riserva legale, non sia assegnata ad altre riserve, ad altre destinazioni statutarie o non sia distribuita ai soci deve devolversi "a beneficenza o assistenza".

Pur con le peculiarità che si devono alla specifica natura dell'ambito nel quale operano - e più in generale all'evoluzione della cooperazione verso il contemperamento tra il fine mutualistico e le esigenze imprenditoriali e di mercato, che "sospinge la cooperazione verso una funzione di attivazione economica di gruppi sociali, mutando anche la gerarchia dei suoi tradizionali valori, causale e strutturale" (G. Oppo, op. loc. citt.) - nondimeno la funzione mutualistica è senz'altro ravvisabile nella gestione del servizio a favore dei soci, che si traduce (almeno) nel dovere degli organi sociali di tutelare l'interesse del socio alla prestazione mutualistica (ad esempio, la fruizione dei servizi bancari a condizioni agevolate, ma anche la produzione degli utili, tanto più nelle condizioni attuali di struttura del mercato creditizio, mediante una struttura che ha già in sé carattere mutualistico).


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