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Economia e Finanza

DALLA GRECIA/ La "solitudine" di Tsipras che porta Atene al fallimento

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

In sintesi, Syriza suona le trombe per una mobilitazione europea che sostenga le posizioni elleniche. Quanto possa essere efficace questa strategia nessuno è in grado di saperlo, tantomeno quanto sia praticabile. Se a febbraio il governo Tsipras godeva di simpatia e curiosità, oggi è isolato. Persino lo spagnolo Podemos ha preso le distanze.  Neppure ad Atene, dopo le prime due riunioni di febbraio dell'Eurogruppo e prima dell'accordo del 20 febbraio, qualche ateniese si è mobilitato, nessuno è sceso in piazza per sostenere gli sforzi del governo. 

Sempre nella nottata di giovedì, si è riunita la presidenza del gruppo parlamentare di Syriza, in cui il vice-primo ministro, Yannis Dragasakis, ha esposto il punto sulle trattative, aggiungendo che si arriverà a un accordo entro il 19 maggio. Quanto questa data sia certa è difficile stabilire, visti i precedenti annunci, andati smentiti. Nel corso della riunione Dragasakis è stato oggetto di pesanti critiche circa la tattica adottata dal governo nel corso dei colloqui con le "istituzioni" (ex Troika). Anche il presidente del Parlamento, Zoi Konstantopoulou, ha sottolineato che si sta abbandonando il programma di Salonicco (settembre 2014) in cui Syriza ha esposto la sua linea di governo. 

A complicare il panorama si è aggiunto anche il Fmi, il quale ha ribadito la sua linea intransigente, affermando che su alcuni temi non ci sono progressi, che si potrà arrivare per il momento a un accordo intermedio "con l'Europa" in grado di sbloccare alcuni prestiti - quindi, senza valutazione e misure finanziarie i 3,6 miliardi del Fmi restano a New York. 

La "linea rossa" è sempre il punto di attrito: pensioni e lavoro. Paul Tomsen del Fmi ha definito le pensioni elleniche "abbastanza generose" e le "istituzioni" ritengono che il sistema pensionistico non sia "sostenibile", che vadano operati altri tagli di almeno 300 milioni per quelle integrative. In Grecia ci sono 2,9 milioni di pensionati (un milione è al di sotto dei 65 anni), cioè circa un quarto della popolazione, mentre il ministero del Lavoro precisa che il 40% di loro percepisce una pensione inferiore  ai 665 euro. Ma tagliare le pensioni significa anche ridurre il reddito di migliaia di famiglie che oggi vivono con le pensioni dei genitori o dei nonni. 

Molti anziani, ospiti di case di riposo, sono stati riportati a casa per poter contribuire al magro reddito mensile. Sui rapporti di lavoro e sul ripristino dello stipendio base di 751 euro, più che ascoltare i pareri, contrari, dei creditori, il governo dovrebbe sentire le analisi degli imprenditori, i quali sostengono che senza aumento della produzione e apertura dei crediti bancari l'attuale sistema produttivo non è in grado di sostenere l'aumento delle spese salariali. 
Oggi, va sottolineato, Tsipras è solo di fronte ai creditori e ai suoi compagni e alleati. L'apice della crisi del governo è alle porte. Prima ancora che venga firmato un foglio di carta che permetta al Paese di sopravvivere, si contano 7-8 ministri, una decina o forse più di deputati "syrizei", l'intero gruppo parlamentare dei "Greci Indipendenti" che hanno già dichiarato che non voteranno un accordo che non sia in completa armonia con le promesse elettorali. Ma i greci non avevano votato per la permanenza del Paese nell'euro?

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